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Altolà ai telefonini occhiuti

Scritto da Luca Masali

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Australia e Giappone in prima linea contro i cellulari che scattano foto. C’è da credere che prima o poi anche il Vecchio Continente si muoverà con leggi e divieti. Questione di privacy, ma non solo
L’ultima stoccata arriva dal Giappone, dove un gruppo di editori di riviste chiede a gran voce l’abolizione dei cellulari con la macchina fotografica integrata perché, a quanto pare, i cittadini nipponici hanno preso la bella abitudine di fotografare le pagine delle riviste invece che comprarle (non sappiamo di preciso quali riviste siano più interessanti da fotografare che non da leggere, ma qualche sospetto ce l’abbiamo). Può sembrare una sciocchezza estiva, ma il carrier J-Phone, il braccio mobile di Japan Telecom, ha dovuto giurare che da ora in poi i suoi cellulari suoneranno prima di scattare la foto.

Le immagini clandestine riprese dal silenzioso telefonino non imbarazzano solo i giapponesi: in Australia sono stati vietati negli spogliatoi delle palestre, dopo che le immagini di atleti e atlete seminude o sotto la doccia sono state riprese e mandate su Internet; il fenomeno ha preoccupato al punto i governi di Alberta e Queensland che ad agosto i magistrati australiani riuniti in assise decideranno quali leggi proporre al Parlamento per arginare il fenomeno.

Paese che vai, maleducati cellularizzati che trovi. E anche peggio che maleducati; da noi, per esempio, in occasione delle ultime elezioni regionali sono state fermate dalla polizia due persone che avevano approfittato della “silenziosità” del telefonino (e della possibilità di inviare immediatamente la foto a qualcun altro) per immortalare la scheda col voto appena espresso; il sospetto è che l’immagine possa provare un voto di scambio.

I telefonini che scattano foto si stanno diffondendo a macchia d’olio. Secondo Strategic Analytics quest’anno nel mondo se ne venderanno 42 milioni, destinati a diventare 218 milioni nel 2008. E col crescere degli utenti crescono anche i timori legati alla privacy, visto che non sempre ci si porta dietro la macchina fotografica, ma il cellulare sì, e questo non desta sospetti.
Ne sa qualcosa un quindicenne di Göteborg che ha cercato di estorcere una miseria (13 euro) a un fruttivendolo, ma è stato immortalato dal Nokia 7650 del malcapitato commerciante e ora dovrà scontare diciotto mesi in riformatorio.

Prima che milioni di occhi elettronici possano spiare ogni nostro passo, i governi si muovono per trovare qualche regola di civile convivenza. Il nostro garante per la privacy per esempio ha stabilito che nulla vieta di scattare foto personali col cellulare, ma se le foto vengono diffuse via Internet è necessario ottenere il permesso delle persone ritratte. A meno però che il fotografo non sia un giornalista, in questo caso non deve chiedere nulla a nessuno ma solo rispettare le regole imposte dal suo mestiere. Basterà? Probabilmente no. Col diffondersi dei camera phone si diffonderà anche il loro uso improprio. Ancora in Giappone, dove questi apparecchi sono dieci milioni, aumentano i casi di denunce sporte da ragazze molestate da fotografi volgari. E dire che nel Sol Levante la giustizia non scherza: per queste bravate si rischiano 4.500 euro di multa o sei mesi di galera.

C’è da aspettarsi che presto o tardi anche nel Vecchio Continente nasceranno leggi che regolamenteranno i telefonini occhiuti. Altrimenti, come pronostica il criminologo giapponese Masahide Maeda, “verrà il giorno in cui la gente si dovrà coprire il volto per uscire di casa”.

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