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Poesia e immagini: il fenomeno “Broken Saints”

Scritto da Giulio Boresa

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Dal Canada una storia in 24 capitoli, interamente realizzata in Flash. A metà tra cartoon e fumetto, si prepara a uscire dal Web per dar vita a un genere multimediale inedito
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Hanno trascurato i lavori in ufficio, dato fondo ai propri risparmi. Scritto, disegnato, programmato per due anni e mezzo, 8 ore al giorno, per finire il loro Broken Saints. Dieci ore di storia, realizzata in Flash. L’ultimo dei 24 capitoli è stato pubblicato in queste settimane dai tre autori canadesi: Brooke Burgess (soggetto e sceneggiatura), Ian Kirby (direzione tecnica), Andrew West (disegnatore).

È un’opera multimediale di un genere inedito, tra cartoon e fumetto, segnalata più volte da Wired. «Gli ultimi mesi abbiamo lavorato anche la domenica: “Broken Saints” andava finito» dice Brooke Burgess, che prima aveva lavorato a Electronic Arts come creatore di concept e dialoghi per videogiochi. «Quando ho iniziato, avevo 100.000 dollari in banca. Sono finiti dopo un anno e mezzo e abbiamo anche dovuto chiedere soldi agli amici e ai parenti. Solo grazie alle donazioni del pubblico, alle vendite di merchandising, ai concerti di beneficenza siamo riusciti ad arrivare alla fine». Il progetto è infatti no profit: niente banner, download gratuito dei capitoli.
«Non volevamo rovinare l’atmosfera. Volevamo creare un’isola dove le leggi del profitto, dominanti dentro e fuori la Rete, fossero bandite».
È in questi ideali l’anima di “Broken Saints”.

La storia, le facce dell’amore e dell’abbandono
Politica, religione, filosofia. Simboli, metafore ma anche azione, violenza. Apocalisse. Il tutto a volte ermetico, a volte affilato «per colpire lo spettatore, farlo riflettere: agendo però sul suo inconscio, sulle emozioni» dice Burgess.

Quattro personaggi, che rappresentano altrettanti diversi modi di vivere ed energie spirituali. Un guerrigliero iracheno (ideato prima dei fatti dell‘11 settembre), un programmatore, un monaco giapponese, una giovane donna che vive in un’isola del Pacifico. Fuoco, Aria, Terra, Acqua. La fede, la razionalità, la volontà fondante della vita e la maternità, rispettivamente. Non è filosofia spicciola, simboli new age raffazzonati: i quattro personaggi (ma anche gli altri, i comprimari) offrono profili psicologici complessi, vivono di sottili contraddizioni. E dimostrano una capacità di cambiare, per scoprire le proprie forze interiori. Per questo sono “Broken Saints”, «come tutti noi. Con grandi energie ma anche una fragilità umana che tende a soffocarle» dice Burgess. Così il monaco, per esempio, uccide e tradisce per la brama di denaro. Ma resta affianco a un cane morente, al bordo della strada, fino all’alba, mentre alle spalle indifferenti continuano a correre le auto. C’è in ogni personaggio qualcosa di tutti gli altri. «E non c’è un bene o un male, ma solo vissuti e progetti esistenziali».

“Broken Saints” è soprattutto poesia, immagini e sensazioni. Brividi agli spettatori, scena dopo scena e anche dopo la parola “Fine”. Non è centrato sui fatti, sulla storia. Che comunque cattura e intriga, si dipana tra colpi di scena ed ermetismo, per svelarsi solo alla fine, nell’ultimo capitolo. Quando i protagonisti scopriranno il piano che sta spingendo il mondo verso un nuovo ordine (ma in questa sede preferiamo non rivelarne i dettagli). Nei capitoli precedenti li si vede indagare, sfuggire a minacce più o meno tangibili. Soprattutto, svelare e mutare il proprio carattere.

«C’è un po’ di James Joyce e un po’ di “Twin Peaks”» dice Burgess.
E ora, che “Broken Saints” è finito? «Continueremo a promuoverlo. Ci stiamo accordando con un distributore per pubblicare un Dvd con l’opera completa» dice Burgess.
Il fenomeno “Broken Saints”, con le emozioni che suscita, si prepara a uscire dall’Universo della Rete.

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