Gentili utenti vi informiamo che il team di MyTech si è spostato sul canale Hitech & Scienza di Panorama.it

      non hai uno username? regìstrati   /   recupera la password

apple / google / microsoft
unmapped

Brevetti software, un pericolo per lo sviluppo

Scritto da Marta Peirano

Diversi siti Web di imprese d’informatica, associazioni, giornali e fornitori di notizie, giuristi, amministrazioni in tutta l’Europa hanno esposto mercoledì scorso sulle proprie pagine informatiche una banda nera di protesta: Questa pagina è temporaneamente chiusa in segno di protesta contro i brevetti sul software. Molti siti Web potrebbero chiudere se questi venissero approvati in Europa. I brevetti sui programmi possono aiutare coloro che vi vorrebbero perseguire per la pubblicazione di testi e programmi che voi stessi avete scritto!.

Allo stesso tempo, migliaia di persone provenienti da diversi paesi europei si sono date appuntamento davanti alle porte del Parlamento europeo. Una importante rappresentanza di scienziati di tutto il mondo e le compagnie operanti per lo sviluppo tecnologico hanno manifestato questa settimana sulle pagine di periodici e giornali il loro disaccordo in tutto il mondo. Non c’è molto tempo: il primo giorno di settembre, gli eurodeputati voteranno al Parlamento europeo a favore o contro la proposta di modifica della legislazione attuale sui brevetti. Nella posta in gioco il denaro non è però l’argomento più importante.


I brevetti sui software pavimentano la strada verso il monopolio

Tutto il mondo sa cosa sia un brevetto: un documento che protegge una creazione da parte di un individuo o di una società ed i relativi diritti che ne conseguono. O meglio, se io brevetto l’idea dei denti di un pettine, chiunque si voglia pettinare con il mio “strumento” dovrà chiedermi il permesso per utilizzarlo oppure pagare delle quote che io considero pertinenti per consentire l’utilizzo della mia “invenzione”. Questo sistema si è affermato con l’idea di finanziare in qualche modo l’innovazione tecnologica, scientifica e sociale, premiando lo sforzo, il tempo ed il denaro spesi dai privati ed imprese per lo sviluppo delle innovazioni e compensando questi progetti con i benefici reali generati dai diritti d’uso delle invenzioni. Senza voler entrare nel merito della bontà o meno di tale sistema, la teoria applicata al software informatico presenta più pericoli che vantaggi.

L’inversione necessaria per garantire lo sviluppo del software è in realtà piccola, se misurata in euro. La storia dell’informatica ci insegna che un gruppo di studenti in un garage sono di fatto in grado di cambiare il mondo in quattro mesi soltanto, senza contare su altre risorse che non siano un computer, pizze da mangiare e litri di caffè. Senza dubbio, se questi appassionati di informatica dovessero verificare per ogni algoritmo che usano che sia coperto o meno da un brevetto e, una volta terminato il lavoro, buttarsi nella mischia di liti che di norma si accendono intorno al prodotto finito, il loro lavoro diverrebbe di fatto più lento - e costoso - al punto da far riflettere i creativi se non sia meglio abbandonare qualsiasi prospettiva di sviluppo o lancio di un proprio prodotto, accettando in cambio lo stipendio di una grande corporazione di informatica che, con i suoi avvocati a seguito, se ne assumerà le responsabilità. Sotto questo aspetto, la comunità del software libero ha più di un motivo per portare avanti la sua protesta: “il software libero”, argomenta Hispalinux, “è incompatibile con i brevetti sui programmi poiché non controlla il numero di copie distribuite, perché rende più facile la violazione di brevetti (in virtù della distribuzione pubblica del codice sorgente), perché significa costruire una squadra decentralizzata, e perché è difficile stabilire le responsabilità e valutare i risvolti legali dei contributi multipli”. Ogni linea del codice è pubblica e, pertanto, la vulnerabilità è maggiore.


Brevettare un algoritmo significa brevettare la ruota

Brevettare le idee di un codice significa brevettare sia l’insieme che la singola operazione che ne fa parte: è difficile, se non impossibile, sviluppare una qualsiasi teoria completa senza passare par alcuna di queste operazioni fondamentali. Come sostengono alcuni ingegneri, è come se ogni nave o barcone dovesse pagare Archimede per utilizzare il suo Principio. Le linee di codice sono protette dal diritto d’autore e non le si può usare senza l’esplicito permesso del loro creatore, ma brevettare algoritmi non significa brevettare le righe del codice, bensì il processo a cui questi danno luogo. Ed anche questa osservazione naturale può portare a delle situazioni assurde, come nella causa di Amazon contro Barnes&Noble di qualche mese fa, quando Amazon obbligò letteralmente la libreria rivale ad eliminare il proprio sistema di one-click-shopping (i prodotti vanni inseriti nel carrello con un singolo click) in quanto lo aveva brevettato preventivamente. Molti siti Web potrebbero essere costretti a chiudere i battenti per aver violato, senza saperlo, una mezza dozzina di brevetti legali. Perché, ad esempio, British Telecom detiene il brevetto sugli hyperlink (i collegamenti ciccabili all’interno di un testo su Internet) registrato nel 1972…

Paradossalmente, la Convenzione Europea sui Brevetti proibisce di brevettare programmi informatici, che sono regolati dal solo diritto d’autore. Il problema è che l’Ufficio Brevetti Europeo è sottoposto ad un enorme carico di lavoro, ma viene risarcito solamente per i brevetti che accetta di registrare e non per tutti quelli sottoposti. Il suo interesse per l’approvazione di un sistema di brevetti comunitario non è senza senso. Ogni giorno vengono registrati migliaia di brevetti, la maggior parte dei quali inutili per lo sviluppo, ma potenzialmente pericolosi: tutto quello che vuole avanzare e migliorare dovrà fare un largo giro per evitarli. Se il sistema di brevetti per il software, che già esiste negli USA ed in Giappone, dovesse essere imposto anche in Europa, qualunque sviluppo europeo sarebbe legato doppio filo ai brevetti nordamericani e la concorrenza nell’industria del software sarebbe praticamente impossibile. Ed il consumatore non tarderebbe ad accorgersene: se lo sviluppo del software verrà limitato per l’insensata quantità di brevetti inutili che vengono registrati ogni anno, i costi di tale sviluppo saranno elevati e, quindi, i prezzi dei prodotti di questo lavoro voleranno alle stelle.

È una decisione importante per il Parlamento Europeo. Come stavamo appunto dicendo, ci sono molte cose in gioco che non hanno nulla a che vedere con il denaro: la libertà e la capacità di evolversi sulle ali dell’ingegno, della creatività e del desiderio di crescere.

Commenti   (Inserisci un commento)

Ancora nessun commento.

Effettua il login