Islam digitale
Aksiyon, rivista che fa parte del gruppo editoriale turco Zaman, vicino alla corrente islamica modernista dei nourdjous, affronta la questione del “ciberislam”, ovvero dei siti a contenuto religioso. Questi sono sempre più numerosi, anche grazie alla crescente diffusione di Internet. Basti pensare che solo in Turchia si è passati in tre anni da centomila a tre milioni di internauti.
La Rete offre così nuove prospettive al messaggio islamico, in particolare dopo gli attentati dell‘11 settembre 2001 che hanno accresciuto la curiosità del mondo nei confronti di questa religione.
I siti dedicati all’islam si moltiplicano e sono sempre più frequentati. Alcuni forniscono delle fatwa (pareri giuridici islamici), altri si rivolgono ai non musulmani in un’ottica di proselitismo o propongono, nel caso turco, tipi particolari di preghiera che si applicano a diverse situazioni (malattia, disoccupazione e così via).
La Malesia è il paese musulmano in cui l’uso di Internet è più diffuso e in cui la promozione della religione è particolarmente attiva.
Tuttavia è in Occidente che i siti musulmani godono della maggiore libertà e pluralità. Infatti, se in Arabia Saudita l’uso di Internet in teoria è libero, in realtà il ministero dell’Informazione vigila attentamente sul rispetto dell’ideologia ufficiale wahhabita.




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