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Task force italiana contro il digital divide

Scritto da Alessandro Lubello

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In vista del summit di Tunisi del 2005, si schierano le squadre che dovranno proporre soluzioni concrete e sostenibili: entra finalmente in gioco la società civile, con l’appoggio del minitro Stanca
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Il Wsis (World Summit on the Information Society), il primo summit delle Nazioni Unite dedicato alle nuove tecnologie e allo sviluppo, si è chiuso venerdì scorso con l’accordo unanime sulla Dichiarazione di principi e sul Piano d’azione, ma l’individuazione di soluzioni pratiche è stata rimandata alla seconda fare che si svolgerà a Tunisi nel 2005.

Adesso la parola passa alle task force, che lavoreranno su questi temi durante i prossimi due anni e avranno il compito di formulare proposte concrete. Anche l’Italia ha deciso di formare un proprio tavolo di lavoro, ufficializzato ieri nel corso di un incontro organizzato a Roma dal senatore dei Verdi Fiorello Cortiana, membro della delegazione italiana al Wsis.

La task force (che ha ricevuto l’appoggio del ministro per l’Innovazione e le Tecnologie Lucio Stanca), sarà costituita non solo da rappresentanti delle istituzioni ma anche da quelli della società civile: ong, imprese, autonomie locali.

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Questo summit, ha dichiarato Cortiana, può rappresentare per le tecnologie quello che nel 1992 è stato per l’ambiente il summit di Rio, «la cui inerzia ha avuto ricadute sulle politiche dei governi».

Tra le questioni che terranno impegnato il tavolo di lavoro spiccano la necessità di collegare lo sviluppo della Società di Informazione al rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, e il problema del governo di Internet, oggi affidata a un ente, l’Icann (Internet Corporation for Assigned Name and Numbers), controllato dagli Stati Uniti.

Un’altra questione aperta, ha concluso Cortiana, è la creazione di un fondo per il superamento del digital divide, che però «si presta a essere usato come greppia pubblica per le leadership più o meno corrotte» se non viene legato alla realizzazione di specifici progetti.

Sulla possibilità di usare la tecnologia per colmare altri divari (oltre a quello digitale) in campo economico e sociale, ha insistito Matilde Ferraro di Alisei, delegata della Società Civile italiana al Wsis. «Come società civile italiana», ha dichiarato la Ferraro, «abbiamo individuato alcuni punti centrali sui quali è indispensabile concentrarsi per garantire una diffusione delle tecnologie digitali sostenibile al servizio dei bisogni umani».

Oltre alle questioni indicate da Cortiana, Ferraro ha sottolineato la necessità di lavorare a proposte sul ruolo delle comunità locali, sulla possibilità di usare differenti piattaforme software e in particolare il software libero, sulla questione della proprietà intellettuale e dei brevetti.

All’incontro di ieri era presente anche il mondo delle imprese con Franco Patini, responsabile di Ferdercomin, la federazione di Confindustria che raggruppa le imprese radiotelevisive, informatiche e delle telecomunicazioni. Patini ha sottolineato la necessità che i principi e gli obiettivi di Ginevra vengano «contestualizzati nella realtà italiana».

Il nostro paese, ha dichiarato Patini, «attraversa un momento sciagurato a livello economico e in particolare nel campo delle tecnologie. Non riusciamo a comunicare con efficacia le tematiche legate al settore: al massimo si parla di banda larga, mentre i politici sono difficili da sensibilizzare e il numero di ragazzi che si iscrivono alle facoltà scientifiche ha subito un crollo verticale arrivando al di sotto della media europea».

A questo occorre aggiungere, ha proseguito Patini, che «l’innovazione tecnologica si sta fermando in Italia», un paese che ormai «rappresenta un mercato, non un motore dell’innovazione digitale» e in cui si punta sulla ricerca ma «manca del tutto il trasferimento tecnologico». Purtroppo, ha concluso Patini, nonostante i buoni intenti del tavolo di lavoro, il peso decisionale a Tunisi sarà misurato «in termini di fatturato, licenze, brevetti, presenza in Internet. Senza questi fattori non avremo peso».

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