Con Xserve Apple si sente pronta per il mercato dei server
Architettura G4, sistema operativo Unix-based e tutta la semplicità di utilizzo di Macintosh per un prodotto che lancia la casa della mela in un nuovo settore.Al di là della recente esplosione del mercato Linux e open source, Apple rappresenta da anni l’alternativa in ambito personal computer al dominio delle piattaforme basate sul binomio Cpu x86/Microsoft. Fin dall’introduzione del primo ambiente grafico a finestre, l’azienda di Steve Jobs ha spesso tracciato strade che poi sono state seguite da tutto il mercato.
Nel corso degli ultimi anni questo percorso si è focalizzato in gran parte sull’ergonomia dei prodotti, sulla loro facilità d’uso e comunque su soluzioni indirizzate al mercato consumer (o prosumer); per questo motivo l’annuncio dell’Xserve ha spiazzato una grossa fetta dell’utenza tradizionale di Macintosh, sorpresa da una svolta che sancisce l’ingresso di Apple in un mercato, quello dei server rack, con cui la casa californiana ha finora avuto ben poco da spartire.
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A una prima occhiata Xserve si presenta in modo abbastanza convenzionale: le dimensioni sono quelle standard per un mobile rack da 19 pollici, mentre l’altezza è di soli 4,4 cm (una singola unità rack); piuttosto profondo (71 cm), il telaio presenta sulla parte anteriore i quattro moduli Apple per l’aggancio dei dischi rigidi. Sono inoltre disponibili, sempre sul lato frontale, i pulsanti di accensione e test e i relativi Led dedicati al monitoraggio dello stato del dispositivo, oltre a una porta FireWire e all’unità ottica per la lettura di Cd-Rom (in via opzionale è possibile montare un dispositivo combo in grado di leggere Dvd e masterizzare Cd-R e Cd-Rw).
Esaminando il retro del server è possibile notare le prime differenze significative rispetto a prodotti analoghi: in primo luogo la presenza di ben quattro porte Usb 2.0 e due FireWire 800, due standard non propriamente nati per gli ambienti server, sottolinea la forte influenza del mondo Macintosh anche su questo tipo di prodotto. Non manca una più tradizionale porta seriale DB-9, insieme all’uscita Vga per il collegamento diretto a un display, mentre un appunto può essere mosso alla presenza di una sola unità di alimentazione, contro le coppie di ridondanza spesso utilizzate per i server di fascia medio-alta.
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Per incrementare ulteriormente le performance di sistema, ogni processore può disporre inoltre di 2 MByte di cache di terzo livello, che comunica con la rispettiva Cpu attraverso un canale dedicato a bit e con una banda pari a 3,5 GByte. La memoria principale è di tipo PC2700 Ddr: grazie al doppio trasferimento di dati per ogni ciclo di clock, questo standard permette di instaurare una banda di 2,7 GByte su un canale a 333 MHz, aumentando così l’efficienza dell’architettura. Il server Apple dispone di quattro slot per moduli Dimm, due dei quali occupati, nel sistema in prova, da 512 MByte di Ram; Xserve supporta un quantitativo di memoria massimo di 2 GByte, un limite non elevatissimo, ma sufficiente per la maggior parte delle applicazioni.
Per quanto riguarda i canali periferici, il bus Pci a 533 MByte/s è condiviso dal lettore ottico, dai quattro canali Ata-133 indipendenti per la gestione dei dischi rigidi e dalle porte Usb e seriale, oltre che da due slot Pci a 64 bit e 66 MHz per il collegamento di moduli addizionali. Nella configurazione offerta da Apple uno dei due slot è occupato dalla scheda grafica, mentre il secondo può essere impiegato per schede di comunicazione ad alta velocità (Fibre Channel o Scsi) disponibili su richiesta. La scheda madre monta inoltre un terzo slot, in grado di ospitare schede Agp 4X o Pci (64 bit, 33 MHz): nel caso in esame il vano era occupato da una scheda di rete per una delle due porte Gigabit Ethernet, mentre la seconda è installata, insieme al controller FireWire, direttamente sulla motherboard.
Xserve utilizza, come detto, Mac OS X Server; il sistema operativo è basato su Unix e in particolare si fonda sul kernel Mach 3.0 e sulle librerie BSD 4.4. Introdotto da Apple per l’intera gamma di personal computer, OS X trova il suo ambiente di lavoro ideale nei server, potendo contare sulla stabilità, la scalabilità e l’interoperabilità di Unix.
Tra le caratteristiche architetturali di OS X Server ricordiamo il supporto per il multitasking preemptive, per il multi-processing simmetrico e per i protocolli di rete Ipv6 e IpSec. Lo sforzo più grande svolto dagli sviluppatori di Apple è stato però quello di conciliare le peculiarità di un sistema a basso livello come Unix con la proverbiale facilità d’uso che da sempre contraddistingue i prodotti Macintosh. Il risultato è di fatto il principale punto di forza dell’Xserve: a fronte di un ambiente di amministrazione tra i più intuitivi è possibile agire su un sistema operativo complesso, completo e altamente configurabile. Questo tipo di approccio ha un valore inestimabile per ambienti di lavoro come gli studi professionali, tra i target principali a cui Apple si rivolge, e più in generale per tutte quelle realtà in cui sia necessario un server senza la possibilità di ricorrere a personale It specializzato.
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Menu a linea di comando e distribuzione di contenuti multimediali: le due anime del server Apple. | |
I servizi Internet includono invece Apache per la gestione di siti Web, Webmail e server Smtp, Pop e Imap per la posta elettronica e WebDav per la pubblicazione dei contenuti. Supportati inoltre i linguaggi Php, MySql, Soap e Xml. Più particolari le funzioni multimediali: i software QuickTime Broadcaster e QuickTime Streaming Server agiscono sull’Xserve permettendo la distribuzione di contenuti audio e video ai terminali di rete, anche con modalità broadcast e con il supporto per i formati Mpeg-4. Il dispositivo Apple non trascura infine la sicurezza, integrando un Firewall di sistema, ed è amministrabile sia in locale, direttamente dal sistema operativo come se si trattasse di una semplice workstation o tramite linea di comando Unix collegando una console alla porta seriale, sia in remoto con connessione Ssh2 o software specifico incluso.
In conclusione, il primo approccio di Apple al mondo dei server appare sicuramente interessante: la forza dell’Xserve risiede nel sistema operativo, un connubio riuscito tra la stabilità di Unix e la facilità d’uso dell’ambiente Macintosh, sulla dotazione software e di servizi di rete e sul prezzo estremamente competitivo se rapportato a soluzioni della medesima fascia proposte da altri brand. A tal proposito è importante ricordare che il sistema operativo Mac OS X Server è fornito completo di licenza per numero illimitato di client.
Meno comprensibili alcune scelte architetturali che paiono premiare componenti non indispensabili in ambito server (come le porte FireWire) a discapito di elementi che avrebbero accresciuto l’affidabilità del sistema (la mancanza di ridondanza nell’alimentazione). Ottimo il servizio di supporto che, attraverso il piano AppleCare Premium a richiesta, offre tre anni di garanzia con interventi onsite entro quattro ore durante l’orario lavorativo e per il giorno successivo in caso di chiamata al di fuori delle ore d’ufficio. Il tutto integrato da un servizio di assistenza telefonica 24 ore al giorno e 7 giorni alla settimana.
Apple Xserve
A partire da euro 3.718,80 Iva inclusa
Produttore: Apple Italia, via Milano 150, 20093, Cologno Monzese (MI), tel. 02 273261, fax 02 27326551.
PRO
• Sistema operativo basato su Unix, stabile e scalabile
• Facilità di amministrazione
• Prezzo competitivo
CONTRO
• Mancanza di ridondanza nell’alimentazione
• Alcune componenti forse futili







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