Il Ces apre in un’America in stato d’assedio

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Las Vegas non è dietro l’angolo, si sa. Ma in questi giorni alle ore di volo occorre aggiungere quelle in fila ai check-in e agli uffici dell’immigrazione. È tutto vero: gli Usa sono in pieno stato d’allerta e i visitatori della grande fiera americana della tecnologia, il Ces, ne risentono come tutti gli altri. Negli aeroporti è uno stillicidio di cartelli e avvisi che invitano alla prudenza, a non lasciare i bagagli incustoditi. Tra il check-in e l’imbarco i viaggiatori sono sottoposti a lunghi interrogatori sul perché e i percome del viaggio, senza contare la compilazione di form di ogni sorta e delle continue perquisizioni che non lasciano nulla al caso.A proposito di tecnologia: abbiamo assistito “dal vivo” ai futuristici metodi di registrazione degli immigrati (quelli che richiedono il visto), compresa fotografia scattata al momento (con una suggestiva quanto inquietante fotocamera digitale serpiforme) e di rilevamento delle impronte, anche qui con un futuristico dispositivo digitale.
Varcate, poi, le grandi porte degli Usa, stessa storia per la fiera. Superata senza particolari aggravi la caotica ressa della fase di registrazione, è tra un padiglione e l’altro che - a tradimento! - i visitatori tornano ad essere fatti oggetto di perquisizioni casuali.
Insomma, tempi bui per tutti, anche tra le mille luci di Las Vegas (nella foto la mascotte del Ces).




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