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Sottotitoli pericolosi

Scritto da Guido Sintoni

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Kiss, la società danese produttrice di lettori Dvd in grado di usare anche formati compatibili con DivX/Mpeg/Xvid, è accusata dal progetto Mplayer di eludere la licenza Gpl. In particolare la questione riguarda le librerie per la gestione delle sottotitolazioni video. Un altro caso esemplare dei rapporti fra software libero e mercato
Ladri di sottotitoli, le vostre parole sono illegali! Il grido proviene da uno dei tanti progetti che, con pochi mezzi e molta abilità, dà lustro al mondo Linux: Mplayer, e si rivolge senza mezzi termini a un’azienda, Kiss Technology, che si occupa di elettronica di consumo.

L’accusa è circostanziata e, alla prova dei fatti, inconfutabile: i danesi di Kiss (nota al grande pubblico per avere presentato poco più di un anno fa il primo lettore Dvd da tavolo in grado di leggere anche formati compatibili con DivX/Mpeg4/Xvid) hanno incorporato software basato su licenza Gpl nel proprio firmware, ovvero il piccolo sistema operativo che sovraintende al corretto funzionamento del dispositivo.

Gpl da difendere
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Due sono le librerie incriminate: le Mad (Mpeg Audio Decoding), e le Mpsub, sviluppate dallo stesso progetto Mplayer. Le prime si occupano della decodifica dell’audio basata sui layer audio Mpeg Layer I, II e III (quello che è nota al pubblico come Mp3), e sono utilizzate da molti riproduttori audio compresi nella grande maggioranza delle distribuzioni Linux e nei cloni dello Unix di Berkeley; le seconde della gestione dei sottotitoli in un flusso video DivX/Mpeg 4/Xvid.

La prima scoperta di Mplayer riguarda le Mpsub: scaricato un firmware (nello specifico, del nuovo modello DP 508, che comprende lettore Dvd/DivX/Xvid, una interfaccia di rete e un hard disk da 80 Gbyte) di Kiss, esattamente come sono soliti fare molti utenti, è bastato il comando “strings” per evidenziare una situazione ben chiara. Il firmware Kiss contiene i formati dei sottotitoli nello stesso ordine in cui sono usati dal lettore Mplayer; e il formato Mpsub, fino a questa scoperta, era esclusivo appannaggio di Mplayer (e di chi lo avesse voluto includere nel proprio software, distribuendo i sorgenti come richiede la licenza Gpl). E anche il metodo con cui i dispositivi Kiss richiamano e processano i sottotitoli è lo stesso utilizzato da Mplayer.

Il progetto Mplayer ha richiesto immediatamente lumi a Kiss, che non ha risposto. Di qui, la decisione di pubblicare sul proprio sito Web il resoconto. Al momento in cui scriviamo, non c’è traccia - in casa Kiss - di alcunché: che la vicenda sia stata presa troppo alla leggera?
Pari sorte hanno avuto le stringhe del firmware Kiss relative all’audio Mpeg: a meno di una stupefacente coincidenza, sono proprio le Libmad. E la stessa sorte riguarda la gestione delle immagini Jpeg: il firmware Kiss (che, fondamentalmente, è un file binario precompilato, e non reca certo con sé il codice sorgente) incorpora le Libjpeg libere!

Chi ha avuto a che fare con la licenza Gpl (General Public License) lo sa benissimo: è libera ma - entro certi assunti - vincolante. Il vincolo si identifica nella redistribuzione della conoscenza e, nello specifico, del codice sorgente: qualcosa che, in passato, ha fatto storcere il naso a più di un produttore di software che ha - più o meno maliziosamente - coniugato il proprio profitto con l’altrui codice.

In passato, più di una violazione della licenza Gpl si è conclusa nelle aule di un tribunale: ha fatto storia la querelle tra NuSphere (di cui Progress distribuiva Gemini, il prodotto incriminato) e Mysql, in cui l’azienda svedese accusava Nusphere di avere distribuito una propria applicazione dopo avervi incluso codice coperto da Gpl, dimenticandosi di pubblicarne i sorgenti.
La Free Software Foundation, cui si deve la licenza Gpl, è battagliera al riguardo, e rammenta che «la Gpl, e le altre licenze copyleft, sono licenze che prevedono copyright». In altri termini, non richiede null’altro che il rispetto della propria licenza, per quanto anticommerciale possa essere, al pari dei produttori di software commerciale. Adesso si aspettano le mosse di Kiss: l’azienda danese non può più ignorare quella che, a tutti gli effetti, è una violazione di licenza.

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