Social software al microscopio
“Software migliore grazie all’inclusione di persone”, “software che si adatta all’ambiente invece di richiedere all’ambiente di adattarsi ad esso”, “tutto ciò che va dalle chat all’e-mail di gruppo ai videogiochi”: queste sono solo alcune delle numerose definizioni di social software.
Qualcuno lo definisce collaborative software, altri usano il termine blogosfera con chiaro riferimento al ruolo significativo e rivoluzionario dei weblog; altri, come Howard Rheingold, fanno affondare le radici storiche del fenomeno nelle comunità virtuali degli scorsi decenni. Al di là di termini più o meno nuovi e più o meno settari, il social software è una realtà, formatasi attorno alla disponibilità (sempre più diffusa ed a basso costo) di connettività e alla naturale tendenza delle persone di piegare ai loro fini la tecnologia e di socializzare.
Come afferma anche il ricercatore Clay Shirky, «Internet è al suo massimo quando connette persone», che si tratti dei Mud, (Multi User Dungeons), i giochi on line interattivi multiutente a caratteri nati negli anni ‘70 o del trackback, il sistema di link delle citazioni dei blog o ancora le Wikipedia, le enciclopedie on line redatte a più mani.
Altri aspetti interessanti sono il rapporto proporzionalmente inverso tra valore e grandezza rispetto ad alcune forme classiche di Internet: laddove i siti web prosperano con il crescere dell’utenza, il social software, come succede per l’interazione interpersonale nella “vita off line”, funziona meglio, cresce, si sviluppa e si arricchisce quando si limita numericamente a piccoli gruppi. La gestione della propria “identità on line” e l’opera di interconnessione e scambio tra individui e gruppi è cruciale ed è uno dei motivi per cui il modello “dal basso” del social software sta avendo successo rispetto invece alle forme di “groupware”, imposte dalle aziende e dalle organizzazioni.
Degna infine di nota è l’autocoscienza rispetto al fenomeno da parte degli utenti, come dimostra anche la creazione della Social Software Alliance, iniziativa nata per assistere, supportare e difendere la creazione di standard e pratiche del social software. A differenza di altri “casi”, gran parte dell’opera di teorizzazione (dal nome alla definizione passando per le norme ed i meccanismi sino all’analisi degli effetti) è svolta dagli utenti stessi del social software, una net generation cronologicamente trasversale che considera ormai le reti e la Rete parte integrante della propria vita e che interagisce spontaneamente con essa.




Ancora nessun commento.