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La reflex digitale economica, l’ultimo ostacolo

Scritto da Roberto Mammì

I progressi compiuti dalle nuove macchine fotografiche sono stati enormi negli ultimi anni, tanto da essere addirittura impensabili fino a un decennio fa. Il termine reflex non è più, dunque, appannaggio della sola fotografia a pellicola, e a modelli costosi, relativamente semplici e pesanti (non per niente basati sulla stessa struttura delle ammiraglie analogiche delle varie aziende come Nikon, Contax o Canon) già presenti sul mercato da due o tre anni, oggi cominciano ad affiancarsi apparecchi molto più versatili, dal peso più contenuto, dal prezzo tendente a stabilizzarsi verso il basso (con lo stabilizzarsi delle tecnologie), e in grado di offrire funzionalità analoghe (l’intercambiabilità degli obiettivi) e livelli qualitativi, se non identici, certamente in grado di affrontare paragoni.

L’entrata della fotografia nel mondo informatico ha avuto ripercussioni positive non solo sulla rapidità di sviluppo, ma anche sul prezzo. Se i 1.200 euro necessari per la prima reflex “economica” vi possono sembrare ancora una cifra elevata vi segnaliamo che nel 1996, per avere una macchina con un sensore equiparabile, come risoluzione, a quelli della nostra comparativa, era necessario sborsare cifre ben diverse. La Kodak DCS 460, che assicurava una risoluzione di 3.060 x 2.036 punti (6 megapixel) costava infatti la ragguardevole cifra di 50 milioni di vecchie lire. Costo proibitivo a parte bisogna poi aggiungere che la cattura di un’immagine richiedeva in questo caso circa 12 secondi, fattore che la rendeva di fatto proponibile solo come macchina da studio fotografico. La risoluzione non è, contrariamente a quello che si potrebbe pensare, il problema principale delle nuove reflex al silicio. Anche le ottiche oggi utilizzate, progettate per il mondo analogico, sono una soluzione molto lontana dall’ideale. Infatti negli obiettivi per le fotocamere 35 mm si ritiene che una risoluzione di circa 10 micron (il micron è pari a un millesimo di millimetro) sia solitamente sufficiente per raggiungere i migliori risultati. Tuttavia, se consideriamo le dimensioni minime dei sensori e la presenza di una griglia con milioni di pixel, spesso la distanza tra due pixel è di soli sei micron o inferiore. Perciò molti obiettivi formato 35 mm non hanno una risoluzione sufficientemente elevata per permettere alla luce di colpire esattamente ogni singolo sensore del chip.

Pertanto se si utilizzano obiettivi progettati per il formato 35 mm, anche quelli che ottengono risultati eccellenti nella fotografia a pellicola, i vantaggi che potrebbero derivare dal solo incremento della risoluzione potrebbero non essere avvertibili. Per il mondo della fotografia digitale in particolare e soprattutto per le reflex digitali, al crescere della risoluzione dei sensori è necessario progettare anche obiettivi che offrano una risoluzione maggiore. Fedele a tale filosofia, Olympus ha presentato in ottobre Olympus E, il primo sistema reflex che, abbandonando la logica analogica, è progettato interamente per la fotografia digitale. In questo caso il mercato di riferimento è ancora quello professionale (il prezzo per il solo corpo è superiore ai 2.000 euro), ma le ripercussioni per l’utente consumer evoluto sono quanto mai vicine.

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