Come abbiamo effettuato le prove
I test delle undici prosumer digitali oggetto della nostra prova comparativa sono stati condotti all’insegna del massimo livello di standardizzazione possibile, così da poter valutare le prestazioni di ogni singolo modello e le differenze generali. Ponendo le fotocamere alla stessa distanza dalla composizione di still-life, nel primo scatto effettuato abbiamo impostato l’inquadratura generale senza dare particolare importanza alla focale utilizzata, considerando invece il comportamento sul campo dei singoli modelli nel momento in cui ci si affidi ai loro automatismi per realizzare un’immagine ottimale.La risoluzione è stata impostata al massimo livello consentito, mentre per le aree di valutazione esposimetrica e di messa a fuoco abbiamo optato per sistemi di misurazione attivati sulla totalità dell’immagine. Anche per il bilanciamento del bianco, avendo utilizzato luci al neon a 5.500 gradi Kelvin dirette e una illuminazione generale indiretta fornita da una lampada al quarzo da 1.250 Watt (dunque con una temperatura colore molto più calda), ci siamo interamente affidati all’automatismo delle fotocamere. Il secondo scatto è stato effettuato al massimo ingrandimento ottico consentito dagli zoom delle undici prosumer, così da poter valutare la definizione e il generale bilanciamento degli ingrandimenti. Allo stesso scopo abbiamo poi spinto le fotocamere fino al massimo ingrandimento digitale consentito, sistemandole su un altro cavalletto abbastanza distante dalla scenografia poiché, viste le funzioni di zoom particolarmente elevate di alcuni modelli, per alcuni scatti rischiavamo di non rientrare nei margini di messa a fuoco.
La scelta delle impostazioni automatiche come criterio principale di valutazione dell’affidabilità delle fotocamere è dovuta al concetto che questi apparecchi, siano essi intesi per un utilizzo amatoriale ad alti livelli o professionale, in molte situazioni devono essere in grado di offrire il massimo con un intervento minimo da parte dell’utente. Altrettanto importante è, dall’altra parte, il livello di customizzazione consentito dalla fotocamera, ossia la libertà di scelta offerta al fotografo per impostare i propri parametri di scatto. Per questo abbiamo passato in rassegna le varie funzioni integrate nei modelli, la possibilità di inserire (o disinserire) particolari configurazioni, nonché altri parametri di rilievo, come la possibilità di messa a fuoco manuale o le capacità di integrazione con accessori come i flash esterni.
Non può certamente mancare un giudizio sul differente design dei singoli modelli, che spazia dal più tradizionale a quello più avveniristico. Al design è legata anche la valutazione dell’ergonomia delle fotocamere: nelle singole descrizioni abbiamo preferito non dilungarci molto su questo argomento, ma offrirne una sintesi. Parliamo infatti di macchine che, per un controllo operativo ottimale, vanno generalmente impugnate con entrambe le mani, sia per le dimensioni a volte elevate, sia per poter disporre tempestivamente di funzioni attivabili attraverso tasti e pulsanti collocati in punti strategici.
Il livello di intuitività è un altro elemento di grande rilievo nella valutazione finale degli undici modelli. Per arrivare ad esprimere un giudizio su buoni e cattivi della nostra prova, siamo partiti dal banale concetto di poter operare, fin dal primo approccio con la fotocamera, senza dover consultare il libretto delle istruzioni. Certamente la prova comparativa realizzata non vuole (e non potrebbe) essere esaustiva: di ogni fotocamera abbiamo preso in considerazione e riportato le caratteristiche principali e di maggior rilievo, esprimendo alla fine una serie di giudizi anche personali. Per quanto riguarda la valutazione degli scatti realizzati, potrete giudicare voi stessi visionando le immagini che trovate sul Cd-Rom allegato alla rivista.




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