Linux non si ferma. Nonostante Sco
Ottimismo fra i partecipanti al Linux World di New York. La comunità del Pinguino ha serrato le fila davanti all’offensiva della società di Lindon, che peraltro non sembra voler mollare la presa. E Microsoft potrebbe trarne vantaggioÈ ormai un dato di fatto che Linux abbia definitivamente traslocato dallo scantinato di abili e volonterosi geek: il fenomeno può fare storcere il naso ai puristi, può togliere a Linux parte delle proprie connotazioni d’avanguardia (riduttivamente, si può considerare che non è stata la pur elevata qualità del codice a portare alla ribalta Linux, quanto il suo modello realizzativo e distributivo), ma costituisce ormai il fondamento di una fetta di mercato troppo allettante per essere ignorata.
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Se il popolo Linux (non ci azzardiamo a definirlo “popolo del software libero”: di libero a Linux World Expo ci sono ben poche linee di codice) ha sempre visto Microsoft come fumo negli occhi, il grande nemico del 2004 sembra ora The Santa Cruz Operation. Le tappe della strategia di Sco sono chiare: è ora il turno dell’Europa a ricevere le richieste di indennizzo per la nota e ancora presunta violazione di proprietà intellettuale del codice Linux; ed è intenzione dichiarata citare in giudizio almeno uno tra i grandi nomi che utilizzano questo sistema operativo. Minaccia reale o fuoco fatuo? Non si può dire se non dopo la conclusione della querelle Sco-resto del mondo (informatico: sono coinvolti Ibm, Red Hat e Osdl), che sembra ancora lontana.
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L’azione giudiziaria è mirata a ottenere un decreto ingiuntivo neiconfronti di Novell e un risarcimento danni per dichiarazioni «false e diffamatorie relativamente ai diritti di copyright, e per aver agito in malafede interferendo con i diritti sulla proprietà intellettuale di Sco per Unix e UnixWare».
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Chi potrebbe approfittare della situazione è Microsoft: l’azienda di Redmond ha intensificato i propri sforzi sulla Shared Source Initiative (una sorta di open source molto più vantaggioso per i piani alti di Redmond che per i Governi, le aziende e gli sviluppatori, a dire il vero) e ha presentato la propria linea Server for Unix, gratuita e in grado di eseguire applicazioni Unix su piattaforme Microsoft. In genere, i programmi di migrazione da Windows a Linux sono sempre stati aggressivi, ma - in questa nuova contromossa Microsoft - non si può che riscontrare l’esatto opposto di quanto espresso da Orlando Ayala, vicepresidente senior per le strategie Smb di Microsoft, che giorni fa aveva commentato sarcasticamente la reale portata delle quote di mercato di Linux.
Come ad ogni Linux World Expo, infine, si ripropone la vicenda insoluta di Linux per il desktop: l’attenzione di Hp, Ibm, Red Hat e Novell in tal senso è elevata, anche se il coraggio (o temerarietà) richiesta per dare battaglia a Microsoft sul suo stesso terreno preferito scarseggia.
Meglio quindi concentrarsi sui server: il migliore riepilogo è nelle parole di un manager di Ibm: «Non dobbiamo più impiegare tempo nel convincere i nostri clienti a fidarsi di Linux». Già, forse è proprio Linux la risposta al perentorio “Guarda i fatti” di una campagna marketing appena lanciata sulla sponda opposta. Ma è una risposta abbastanza lontana dalla filosofia che lo ha originato, quella del software libero e aperto.




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