“Push-to-Talk”, che meraviglia…?
“Push-to-Talk”. Se ne sente parlare sempre più spesso nelle ultime settimane, anche se pochi - al di fuori degli addetti ai lavori - sanno esattamente di che cosa si tratta. Un po’ più intuitiva delle sigle a cui siamo ormai abituati (a cominciare dai GSM e WAP di qualche anno fa, poi via per GPRS ed UMTS, o WCDMA che dir si voglia, magari con tanto di GPS e parlando di Wi-Fi, e quant’altro…), il PTT indica un servizio che consente di “trasformare” il cellulare che oggi conosciamo in un vero e proprio “walkie-talkie”, con la semplice pressione di un tasto. Un’altra applicazione per soli tecnofili? Siete dell’idea che il telefonino debba solo “telefonare e basta”, magari potendo inviare e ricevere qua e là qualche SMS? Oppure siete convinti che tutte queste funzioni, come un tempo gli SMS, debbano appartenere esclusivamente al mondo dei più giovani, abbastanza svegli e pazienti per imparare ad utilizzarle? In verità, il PTT è una funzione che prende spunto proprio dal buon vecchio walkie-talkie, quello utilizzato dalle forze dell’ordine, dai pompieri, camionisti, tassisti in tutto il mondo. Dunque, semplice ed intuitiva, poiché ricalca una realtà che conosciamo già. Ed a breve sarà disponibile per tutti.
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Ma come funzionerà il PoC qui da noi? La soluzione che sarà presto adottata in Europa e in buona parte del mondo sarà una soluzione Voice over IP (VoIP) semiduplex che utilizza le reti dati GPRS e EDGE esistenti comprese negli attuali sistemi GSM. Il metodo - assicurano i costruttori - fornisce una prestazione mediamente almeno equivalente a quella delle reti cellulari “Push-to-Talk” dedicate. Dunque, una qualità più che accettabile per una soluzione che (speriamo, ma tutto dipende dai gestori di rete) risulterà conveniente per l’utente finale, sicuramente meno costosa di una telefonata “tradizionale” di uguale durata.
Il PoC ha potenziale particolarmente promettente per il mercato attuale. Secondo gli studi svolti, i consumatori si sono detti interessati alle funzionalità walkie-talkie sui telefoni mobili perché permette di comunicare con una persona o con un intero gruppo di persone con la pressione di un tasto. E proprio come su un walkie-talkie, i messaggi vocali vengono ricevuti automaticamente. Grazie alla funzione “always on” del GPRS e le funzioni “vivavoce” dei telefonini di oggi, nessuno sforzo particolare è richiesto da parte del destinatario. Ciò significa che è un’applicazione semplice, ma al contempo attraente e flessibile, che offre la possibilità di comunicare in maniera spontanea e intuitiva, in particolare con gruppi di amici o conoscenti.
Inoltre, il PoC è interessante anche per i gestori, in quanto consente di incrementare i profitti dell’attuale investimento. Infatti, poiché il PoC viene implementato sulle reti esistenti, non sono richieste ulteriori installazioni ed investimenti. Il servizio è facilmente espandibile anche verso altre reti che utilizzano il protocollo IP; dunque anche sulle reti UMTS o sul Wi-Fi. Il che contribuisce all’ottimismo dei gestori. È il caso di Orange, ad esempio, si dice molto ottimistica sul successo dei servizi PTT e prevede di raccogliere qualcosa come un milione di utente entro dodici mesi dal lancio dei servizi, che dovrebbe avvenire entro l’estate. Non è ancora chiaro, però, come saranno tariffati questi servizi: si potrebbe pensare ad un abbonamento mensile, da pagare indifferentemente se si utilizza il servizio oppure no (tariffa forfait), oppure come accade già per gli SMS o gli MMS ad una tariffazione per il singolo messaggio. Una cosa è certa: sarà il costo a determinare il successo (o l’insuccesso) del “Push-to-Talk”. Cari gestori, state attenti!




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