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Addio United Linux

Scritto da Guido Sintoni

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Si celebra a New York durante il Linux World Expo il funerale dell’alleanza tra SuSE, Conectiva, Turbolinux e Sco: tutti da valutare gli scenari futuri
La tappa newyorchese di Linux World Expo è stato teatro di molti battesimi, ma anche di un funerale: quello di United Linux. Sotto questo nome si celava, fino a pochi giorni fa, l’alleanza tra quattro aziende che - unendo le proprie forze - intendevano costruire una distribuzione Linux in grado di contrastare lo strapotere di Red Hat nel settore enterprise, quello strategicamente più rilevante.

SuSE (adesso proprietà di Novell), Conectiva e Turbolinux si erano alleate con Sco, quando l’azienda di Lindon non aveva ancora intrapreso la propria battaglia legale contro Linux e il mondo Linux. Correva la fine del 2002, e Caldera era appena diventata Sco, riesumando un marchio storico del mondo Unix.

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Sco Linux nasceva per l’azienda: un Linux dichiaratamente non libero, che ambiva ad essere ciò che adesso è Red Hat Enterprise Linux e SuSE Enterprise Server, e che ambiva alle certificazioni di software quali i grandi database (sullo stile di Oracle o Db2) e gli application server Java 2. Non ne erano disponibili né l’immagine Iso, né i binari precompilati. Se ne potevano solo scaricare i sorgenti: un approccio che rispettava pienamente la licenza Gpl alla base dei pacchetti distribuiti.

United Linux 1.0 ha debuttato all’inizio del 2003, nella distribuzione Sco Linux 4.0 powered by United Linux: doveva diventare la spina dorsale di prodotti con un ciclo di sviluppo annuale - ben più lento, quindi, rispetto alle distribuzioni libere, che spesso contengono codice sperimentale o quasi.

Gregory Blepp era allora responsabile del progetto United Linux in SuSE; adesso ne è fiero osteggiatore, essendo nel frattempo diventato Vice President di ScoSource, la divisione dell’azienda di Lindon da cui è nata la controversa licenza Sco Intellectual Property License.

Con l’azione di Sco, è stato subito chiaro che United Linux non avrebbe avuto un futuro: per una sorta di pudore, gli interessati non ne hanno parlato per mesi, fino a quando - quasi di sfiggita - l’attuale Presidente di SuSE, Richard Seibt, ha dichiarato: “SuSE non è più membro del consorzio United Linux da mesi, ancor prima dell’acquisizone da parte di Novell”.

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Fine di un progetto nato sotto buoni auspici ed ottime intenzioni, quindi: in pochi mesi, Sco Linux 4.0 powered by United Linux era stato certificato per Db2. E pochi mesi dopo Oracle aveva annunciato il proprio supporto a United Linux.

Con la formale separazione, SuSE entrerà nel mirino di Sco, o sarà sufficiente per l’azienda di Lindon avere chiamato a giudizio Novell, che di SuSE è proprietaria? La domanda può trovare risposta solo nelle mosse dei partecipanti ad un gioco molto complesso, il cui esito non dipende solo da fattori endogeni.

Sun Microsystems, ad esempio, ha presentato a Linux World Expo gli sforzi della propria strategia che era nota fino a poco tempo fa come Mad Hatter e che adesso ha dato vita a Java Desktop System: una distribuzione Linux per Intel che in futuro sarà estesa anche a Solaris per i thin client Sun Ray, che vede in Java il fulcro di gran parte delle applicazioni, che utilizza Gnome 2.2 come ambiente grafico e Star Office 7.0 come suite office, e che può essere un’alternativa reale allo strapotere Microsoft in ambiente desktop.

Sun torna quindi a credere in Linux e - stando alle dichiarazioni ufficiali - intende intraprendere una massiccia campagna di penetrazione tra i rivenditori e i produttori di hardware. È prevedibile che questo comportamento isoli ancor più Sco sulle proprie posizioni: l’amicizia (e le partecipazioni) di Sun verso l’azienda di Lindon potrebbe finire proprio con Java Desktop System, e aprire nuovi, imprevedibili, scenari.

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