Smb: la terra promessa di Microsoft nasconde più di un’insidia
Non solo Redmond: da tempo sono numerosi i grandi nomi dell’It business che, forti di una gamma “su misura”, si avventurano in cerca di fortuna verso l’Eldorado della piccola e media azienda. The Yankee Group dice a Gates e soci di stare molto attentiI risultati di un’inchiesta condotta via Web negli ultimi mesi dello scorso anno da Yankee Group faranno correre più di un brivido lungo le schiene dei responsabili delle strategie Microsoft per il mercato della piccola e della media impresa. Le risposte che l’analista del Gruppo Helen Chan ha ottenuto dal suo campione di 600 Pmi statunitensi - con un numero di dipendenti compreso fra i due e i 499 - mettono infatti in forte dubbio la bontà delle politiche adottate da Redmond per la conquista del segmento.
Più del 40% degli interpellati (il 43%, per l’esattezza) non ha nascosto le proprie preoccupazioni circa lo stretto legame contratto con il marchio in materia di prodotti e servizi. Ancor più notevole (e preoccupante dal punto di vista di Gates) è il fatto che il 72% degli Windows-scettici abbia manifestato l’intenzione di rivolgersi ad altri vendor in nome di una meno rischiosa diversificazione della dotazione applicativa.
Allarmanti anche le ragioni addotte a giustificazione di un simile orientamento. Gli attacchi costanti cui i programmi Microsoft sono sottoposti da parte degli hacker, degli spammer e degli sviluppatori di virus sarebbero fonte di un insostenibile spreco di risorse economiche, mentre i rimedi adottati dal fornitore - identificabili nella pratica con la costante pubblicazione di patch ad hoc - risulterebbero quasi impraticabili per un vasto numero di piccoli clienti a corto (o del tutto privi) di personale It dedicato.
Fonti britanniche parlano di una reazione molto decisa alle voci sollevate dalle statistiche di Yankee Group da parte del dirigente della divisione Small business di Microsoft Uk John Coulthard. Secondo il portavoce e contrariamente a quanto scaturito dal sondaggio le Pmi sarebbero proprio le meno sospettabili di un possibile cambio di piattaforma, e la spesa destinata ai prodotti commercializzati da King Bill avrebbe un impatto del tutto limitato sui loro budget.
Al di là delle prese di posizione ufficiali, il team di Coulthard e gli altri omologhi internazionali potrebbero dormire sonni molto meno tranquilli di quanto non vogliano far credere, non fosse altro che per l’entità della posta in gioco.
Il produttore leader statunitense ha infatti calcolato nell’ordine dei 10 miliardi di dollari il potenziale fatturato proveniente dagli Smb di tutto il mondo entro il 2010. Nel 2003 Gartner Group aveva invece attribuito allo stesso segmento la capacità di creare un volume d’affari da 420 miliardi di dollari, sostituendosi alle più caute large enterprise nel ruolo di gallina dalle uova d’oro.
L’Eldorado rappresentato dalle realtà di minori dimensioni, inoltre, ha scatenato gli appetiti di molti protagonisti del panorama, a lungo concentratisi in misura quasi esclusiva sugli utilizzatori alto-spendenti.
Il problema di Redmond è quindi quello di fronteggiare nomi come Sap, Oracle o Ibm, tutte convertite almeno in parte al verbo delle aziende piccole, senza dimenticare la concorrenza altrettanto strenua delle produzioni locali o di più corto raggio. L’esempio più calzante di questa lotta senza quartiere viene forse dall’Italia, patria d’elezione delle Pmi in cui la lodigiana Zucchetti sta da tempo contrastando a viso aperto l’ingresso di Microsoft nel settore dei gestionali.
Una identica avversione ai metodi “da cowboy” della casa Usa è propria di Esa Software, mentre la genovese Microarea, che pure non ha lesinato critiche alle strategie d’oltreoceano, sembra la meglio disposta a proseguire sulla strada delle partnership con Microsoft traendone il massimo vantaggio possibile.




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