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L’archivio che difende i cellulari

Scritto da Piero Aprile

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Verrà creato il database italiano con gli International mobile equipment identity number, il codice che identifica il telefonino e ne rende impossibile l’uso ai ladri
Si chiama Imei, è l’acronimo di International Mobile Equipment Identity Number ed è un codice di 15 cifre che permette di identificare in modo univoco un cellulare.
Non tutti i possessori di telefonini ne conoscono oggi l’esistenza. Il codice è stampato generalmente su una etichetta posta sotto la batteria del cellulare e per la maggior parte dei terminali è possibile farlo comparire sul display digitando il *#06#.

Cellulari del mese Database in Italia, task force in Inghilterra
A metà gennaio i quattro gestori di servizi mobili in Italia (Tim, Vodafone, Wind e H3g) hanno raggiunto finalmente un accordo comune per la realizzazione di un unico archivio contenente i codici Imei dei telefonini rubati o smarriti.
Archivio che renderebbe inutilizzabili i cellulari sottratti o perduti. Per arrivare all’accordo definitivo - uno di massima era stato firmato il 5 maggio 2003 -, comunque si è dovuta vincere la resistenza di Wind, che a novembre si era tirata indietro per i dubbi dettati dalla possibilità di cambiare l’Imei dei cellulari rubati, e perché, quindi, «realizzare un database ad hoc sarebbe stato inutile».

Il sistema, fortemente sostenuto dall’Anuit (Associazione nazionale utenti italiani di telecomunicazioni) per contrastare la crescita dei cellulari rubati (un milione ogni anno), richiederà ancora alcuni mesi per essere messo in opera e coinvolgerà a breve anche costruttori e operatori di altri paesi.
Fra qualche mese, quindi, chi subirà il furto del proprio cellulare potrà bloccarne l’utilizzo sulle reti mobili italiane e su quelle dei Paesi che hanno già implementato il database fornendo l’Imei dell’apparecchio al proprio gestore; Alessandro Luciano, commissario dell’Authority tlc, ha confermato in proposito che il sistema funzionerà inizialmente solo in Italia e Gran Bretagna, mentre Francia e Portogallo saranno i primi a rispondere alla richiesta di implementare il database dei codici Imei lanciata dall’Unione europea a tutti gli Stati membri.

L’ultima generazione di cellulari
» scoprili tutti
A combattere i furti di telefonini e contrastare le organizzazioni che ne gestiscono il traffico sui mercati esteri di Africa, Asia ed Europa orientale sarà in Inghilterra un’unità speciale della polizia che farà capo a Scotland Yard e che collaborerà anche con i produttori di cellulari. Denominata National Mobile Phone Crime Unit, la task force avrà sede a Londra, è costata al Governo un milione di sterline (circa 1,5 milioni di euro), coinvolge 50 tra poliziotti, agenti della dogana ed investigatori e raccoglierà qualsiasi informazione utile a combattere i furti di cellulari nel Regno Unito, che sono ormai oltre 160 ogni giorno. Nel mirino della neonata unità, fanno sapere i responsabili del progetto, ci sono sia ragazzi disagiati che persone senza problemi economici.

Camera phone “oscurati”
Di tutt’altro genere, invece, il “rischio” a cui vanno incontro i possessori di telefonini dotati di fotocamera. Se in alcune scuole del Regno Unito i camera phone sono stati ufficialmente messi al bando, aziende e privati minacciati di furti di segreti e tecnologie e di invasione della privacy potrebbero infatti far ricorso a una nuova tecnologia che due aziende inglesi avrebbero sviluppato con l’intento di inibire tecnicamente il funzionamento dei camera phone in determinate aree. Safe Haven, letteralmente “porto sicuro”, è il nome di questo presunto infallibile strumento di protezione contro fotografi indesiderati, che è stato presentato con capacità tali da poter bloccare a richiesta quei telefonini nei quali è stato caricato lo stesso tipo di software con il quale è stato concepito il programma di filtro. Ben più seria, invece, sembra la soluzione cui è ricorso il governo sudcoreano, che di recente ha imposto alle case produttrici di cellulari del paese di dotare questi apparecchi di un segnale acustico che annuncia l’imminente ripresa dell’immagine e mette in allerta i possibili ignari soggetti. E nella stessa direzione sembra si stiano avviando, e volontariamente, anche colossi del mondo smartphone come Nec e Panasonic.

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