Gentili utenti vi informiamo che il team di MyTech si è spostato sul canale Hitech & Scienza di Panorama.it

      non hai uno username? regìstrati   /   recupera la password

apple / google / microsoft
unmapped

Actebis racconta i suoi primi dieci anni e guarda lontano

Scritto da Roberto Carminati

computer_generica_b.jpg
Il primo decennio di vita della filiale italiana sarà celebrato con l’imminente lancio di una newsletter in cui i ricordi si mescoleranno al commento sulle evoluzioni del mercato, sulla scia di quanto visto e sentito nei più recenti incontri
I cambiamenti intervenuti nel panorama della distribuzione It italiana nel corso degli ultimi dieci anni riflettono le trasformazioni attraversate dall’intero scenario hi-tech e, in buona misura, le vicende dell’economia globale. I vertici di Actebis, multinazionale tedesca che celebra oggi il proprio decennale, li hanno rivissuti nel corso di un incontro ad hoc con la stampa.

Da una situazione di polverizzazione e specializzazione quasi estreme, il canale nostrano è passato a una fase di più marcata concentrazione. Resa esplicita dai casi di Esprinet, leader assoluta che ha interrotto la propria corsa alle acquisizioni meno di due anni orsono, o dall’ormai datato ingresso dei colossi statunitensi come Tech Data.
Non sono mancate le prorompenti ascese né i fragorosi crolli, esemplificati dal caso Opengate o dalla travagliata biografia di Tecnodiffusione.
Hanno pesato sul comparto, infine, i boom travolgenti e i successivi flop della Nuova economia, insieme all’attuale momento di difficoltà dei mercati mondiali: “Dieci anni fa l’abitudine consolidata era il pagamento cash”, ha detto Sergio Ceresa, amministratore delegato di Actebis insieme a Luca Ronconi. Oggi, dopo il dilatarsi spesso eccessivo delle linee di credito, aggiungeremmo noi, la preoccupazione è che i clienti si rivelino affidabili e paghino. In quale forma, poi, è un problema di secondaria importanza.

Per Actebis - ma il caso non è isolato - la sfida è stata anche quella di defilarsi via via dal settore della componentistica, privilegiato agli albori dell’avventura tricolore e ora (Ceresa) “dominato dal grigio”, per concentrarsi invece sui prodotti di marca: “Adesso - chiosa non a caso l’amministratore delegato - la metà circa del nostro fatturato viene da Hp”. Un fatturato crescente, si noti, che l’azienda considera però alla luce di alcuni dei fenomeni citati più su: “Il +20% realizzato nel 2003 è solo in parte un incremento vero, perché deriva appunto dalle difficoltà di alcuni concorrenti”.
Che il terreno di gioco abbia subito pesanti modifiche lo dicono anche la tipologia degli interlocutori privilegiati e le aree di maggiore rendita, oggi identificabili con la grande distribuzione organizzata (o specializzata) e un po’ meno con il mercato delle imprese.
Sul B2b il gruppo tedesco tiene, col suo +10%, senza sfoggiare prestazioni straordinarie. Una via relativamente nuova c’è, si chiama software e su di essa il distributore si è incamminato con l’arrivo di parte del personale di Jsoft, con una serie di accordi strategici, con la creazione di una squadra dedicata. I progetti d’area sono sulla rampa di lancio e partiranno nel corso del 2004. Senza forzare i tempi, viste le assolute criticità e delicatezza del ramo.

Il secondo decennio dell’operatore passa anche per il restyling del sito Web, aggiornato nell’aspetto e nei contenuti, per l’assunzione di 16 professionisti e per l’acquisizione, corroborata dal recente affaire-Westcoast, di nuove consapevolezze. Che sarà difficile finire fra le braccia di qualcun altro sul medio-breve periodo e che gli investimenti compiuti a livello centrale sul mercato tedesco - valevole il 50% delle vendite complessive - hanno buone possibilità di essere ripagati: la locomotiva tedesca, nell’opinione di Ceresa, avrebbe infatti ripreso, finalmente, la propria corsa.

Commenti   (Inserisci un commento)

Ancora nessun commento.

Effettua il login