Transmediale chiude, l’arte digitale si apre
La kermesse di media art berlinese lancia un messaggio chiaro e forte: apriamo al pubblico la strada verso il mondo digitale. Chiunque ha potuto avvicinarsi, toccare con mano e discutere con le avanguardie della sperimentazione tecno-artistica. Famigliole con passeggino accanto a guru e smanettoni

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Si è chiusa con la proclamazione dei vincitori la 17^ edizione di Transmediale 04, il festival di media art che ha tenuto fede al motto deciso dai suoi organizzatori “Fly Utopia!” presentando un ventaglio contraddittorio di proposte tra ottimismo incondizionato e punti di vista estremamente critici nei confronti del futuro e del ruolo che potrà giocarvi la tecnologia.
Ma andiamo con ordine cominciando dalle opere premiate
Forme d’arte e nuovi media
Nella categoria Interaction a prevalere è stata l’indiana Shilpa Gupta con la sua installazione “Your Kidney Supermarket”. La lugubre visione di un futuro lucido e colorato come un supermarket in cui grazie alla Rete sarà possibile acquistare organi, confezionati in sacchetti monouso completi di istruzioni, si accompagna alla simulazione di questo macabro shopping nel progetto web collegato “xeno.bio.lab”.
Un monito estremamente critico e di impatto che ha fatto preferire quest’opera a “Wählt die Signale! Ein Radiokonzert für 144 Handys” e Radioballett del gruppo Ligna e “Haptic Opposition” di Simon Schiessl.
La prima è una installazione temporanea che indaga la reazione delle persone all’uso combinato di nuovi e vecchi media. Anche “Haptic Opposition” si muove nel territorio dell’interazione uomo-media: un display testuale che risponde all’intervento dell’uomo aggredendo o innervosendosi. Al massimo della sua aggressività il display si blocca e comincia a mostrare il proprio codice di programmazione. Come a suggerire che il sogno di una macchina sempre obbediente ai nostri desideri è davvero utopico.
Ripensare l’immagine
Nella categoria Image si è imposto il cinese Zhou Hongxiang con il video “The Red Flag Flies”, una decostruzione per immagini degli slogan maoisti nella Cina di oggi. Il video cinese ha superato la concorrenza di “Bleeding Through - Layers of Los Angeles 1920 - 1986” e del progetto della francese Julien Maire “Demi Pas”, ovvero il racconto della banale quotidianità attraverso la tecnica della reversed camera in cui oggetti reali e immagini proiettate interagiscono nella narrazione e nella riconsiderazione dell’immaginario cinematografico.
La bellezza del software
Infine per la categoria Software è stato premiato l’olandese “.Walk”. Il futuristico progetto del collettivo socialfiction.org parte da una regola algoritmica molto semplice e ricostruisce i percorsi di un passeggiatore urbano. Questo divertente tool è in grado di elaborare calcoli e percorsi in completa autonomia e nel futuro potremmo vedere robot dotati di software che consente loro di aggirarsi autonomamente nel cuore delle nostre città.
Esclusi dal premio sono risultati “Re-Code.com” e “The Conceptual Crisis of Private Property as a Crisis in Practice”.
Il primo, dei gruppi americani Conglomco.org e The Carbon Defense League nasce nel 2003 come progetto di controinformazione all’acquisto. Grazie al suo Barcode Generator era possibile stampare codici a barre con il prezzo ritenuto più equo. Scoperto il suo potenziale esplosivo il sito è stato chiuso dopo appena 10 giorni per rimanere online come provocazione utopica. Il secondo progetto, di Robert Luxemburg, si propone come opera d’arte tecnica: un video nel quale sono nascosti i frammenti di testo di un racconto, a mostrare il tessuto di significati politici, tecnici e legali che si nascondono nel mondo digitale.
Media art che si apre al pubblico
Sottolineato il valore artistico delle opere premiate ci sono due altri aspetti della kermesse berlinese da porre positivamente in evidenza. Il primo è la commistione di aree espositive, workshop e conferenze che permettono una maggior interazione tra le proposte artistiche e il pubblico.
Se un quadro impressionista è relativamente accessibile allo spettatore medio, un’opera di net art può risultare troppo lontana per chi non abbia competenze tecnologiche e solide conoscenze in materia. Ecco perché aree come il Workshop, dove il pubblico poteva toccare con mano e sedersi accanto ai gruppi di artisti, ma anche le conferenze e i seminari in cui le proposte erano illustrate e discusse dai loro stessi creatori, sono lo strumento privilegiato per aprirsi al pubblico.
La seconda considerazione, in chiusura, vuole sottolineare il valore che festival come Transmediale riescono a conquistare in una metropoli ricca di proposte culturali come Berlino.
Detto dell’inaspettato successo della conferenza inaugurale del filosofo Toni Negri, i 5 giorni della manifestazione sono stati caratterizzati da un continuo fluire di net artisti, “smanettoni” e famigliole con passeggino al seguito. A testimonianza dell’interesse che c’è attorno al continuo e inarrestabile sviluppo di media art e tecnologia. Se Festival come Transmediale hanno ormai consolidato una dignità artistica autonoma per la net art, il prossimo passo è senza dubbio quello di continuare ad avvicinare anche chi, all’apparenza, non sembrerebbe interessato direttamente alle elaborazioni tecno-artistiche.




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