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Il nemico alle porte: spam, frodi e virus non si fermano più

Scritto da Roberto Carminati

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Allarmi, dibattiti e statistiche contribuiranno a sensibilizzare aziende e privati sulla necessità di politiche di sicurezza adeguate. Per il momento la posta indesiderata è però in crescita e a farne le spese sono anche gli e-marketer per bene
Le ripetute grida d’allarme suscitate dal diffondersi indiscriminato di spam, tentativi di frode on-line e virus (ha fatto scalpore il tristemente noto Mydoom) potranno condurre in un prossimo futuro le aziende e i privati a un più elevato livello di consapevolezza circa i pericoli in arrivo dalla Rete e circa le misure difensive da adottare in materia.
In un prossimo futuro, già, perché il presente è nella migliore delle ipotesi molto nebuloso. Brightmail, uno fra i più accreditati produttori internazionali di risorse contro la posta indesiderata, calcola che l’ammontare dei messaggi spazzatura rispetto al totale dei messaggi filtrati è in continuo aumento. Il vendor parla di una crescita costante del 2% ogni mese a partire dallo scorso novembre. Fra ottobre e novembre il picco sarebbe stato addirittura di quattro punti, in contrasto con la flessione (-2%) registrata fra il nono e il decimo mese del 2003.

Virus all’attacco
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La drammaticità della situazione è resa con chiarezza ancor maggiore dal dato complessivo, che riporta il record di 60 e-mail indesiderate ogni 100 registrato nel mese di gennaio.
Si tratta di 51 miliardi di invii rispetto agli 85 miliardi monitorati dal marchio californiano. Le nude cifre sono la premessa a un avvertimento preciso: di questo passo, entro la fine dell’anno il picco negativo di 80 missive spazzatura su 100 potrà essere raggiunto agevolmente. Altre fonti, in precedenza, avevano pronosticato una progressiva riduzione dell’assedio entro il 2006.
Nella persona del vice presidente del marketing Francois Lavaste Brightmail ha ribattuto sul tasto della conoscenza approfondita dei pericoli e ha ricordato che una efficace politica anti-intrusione passa soltanto in parte per l’azione del legislatore (si veda lo statunitense Can-Spam Act).

Dal canto proprio, Jupiter Research ha invece alzato il velo su un aspetto a volte trascurato dell’intera vicenda. Ovvero il danno che la proliferazione incontrollata dello spamming arrecherebbe alle società di marketing on-line “serie”, le cui comunicazioni vengono spesso bloccate alla stessa stregua di quelle non richieste. Un danno quantificabile di qui al prossimo quadriennio nell’ordine dei 419 milioni di dollari.
Interessante anche l’analisi che il centro logistico-operativo di Brightmail ha compiuto sulla tipologia dei messaggi spazzatura. Nel 22% dei casi si tratterebbe di più o meno plausibili promozioni di prodotto, nel 20 di comunicazioni di natura finanziaria, infine nel 17% delle situazioni prese in esame di mail a luce rossa o sex-related, in calo di un punto percentuale fra dicembre 2003 e gennaio 2004. Solo un 4% del totale sarebbe appannaggio delle frodi vere e proprie, mentre alle tematiche politiche e religiose il centro assegna un ridotto 2%.

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