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L’Italia no profit si muove. Prima del Wsis

Scritto da Alessandro Lubello

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Le ong di casa nostra stanno già lavorando in vista del secondo Summit mondiale sulla società dell’informazione e i temi scottano: digital divide, governo di Internet, diritti umani e libertà
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Analizzare le questioni rimaste irrisolte dopo il Summit mondiale sulla società dell’informazione (Wsis, World Summit on the Information Society) di Ginevra e definire le strategie dell’Italia per il secondo round dell’evento, previsto a Tunisi per il novembre del 2005. Erano questi gli obiettivi del convegno “Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione per lo Sviluppo: dal Summit di Ginevra a Tunisi 2005”, organizzato il 5 febbraio a Roma dalla ong Alisei.

Il meeting ha riunito rappresentanti del mondo politico e accademico, delle aziende e delle ong in quella che può essere considerata un’anticipazione del tavolo di lavoro avallato dal ministro per l’Innovazione e le Tecnologie Lucio Stanca in vista di Tunisi.

Il Wsis di MyTech
» La solidarietà digitale è fatta di carta
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» Digital divide a Ginevra, tra protesta e proposta
Una conferma del riconoscimento del ruolo della società civile nel promuovere strategie per l’uso delle tecnologie a favore dello sviluppo, ha sottolineato Matilde Ferraro, presidente di Alisei, secondo la quale l’appuntamento di Ginevra si è dimostrato deludente sul piano degli accordi tra Stati. Impressione confermata da Stefano Gatti, consigliere del ministro Stanca per le attività internazionali: «Non c’è dubbio che quello di Ginevra sia stato un processo governativo», ha detto il consigliere di Stanca. «La società civile non ha avuto il ruolo che meritava. Il risultato è stato positivo, ma non è frutto di un processo multilaterale».

Gli interventi del convegno hanno evidenziato inoltre diversi aspetti che richiedono ancora una profonda riflessione. Per esempio, la governance di Internet, sulla quale a Ginevra, ha dichiarato Gatti, «non vi erano possibilità per un accordo, è un aspetto in piena evoluzione». Nei prossimi mesi se ne occuperà una task force della Nazioni Unite, come ha confermato Bertrand de la Chapelle, del Wsis-online.

Un secondo gruppo di lavoro dell’Onu, invece, sarà impegnato su un altro problema scottante: il digital divide. Su questo tema la discussione a Ginevra si è arenata sul fondo di solidarietà digitale proposto dai paesi africani, che le nazioni avanzate sono disposte a finanziare solo se sarà legato alla realizzazione di progetti specifici.
Inoltre, ha aggiunto Gatti, sono state praticamente ignorate questioni come la gestione dei diritti digitali e la proprietà intellettuale, che invece a Tunisi assumeranno un ruolo decisivo.

Nel complesso, comunque, il giudizio sul Wsis è positivo. Per Gatti il risultato più rilevante è l’approvazione di quella parte della Dichiarazione di Principi che riguarda i diritti civili e le libertà, «una Magna Charta della società dell’informazione» sulla quale l’Europa non ha lasciato spazi di trattativa. Sulla necessità di porre il rispetto dei diritti umani alla base della società dell’informazione hanno insistito anche Angelamaria Loreto, membro dell’assemblea per i diritti umani del Wsis, e Marianne Seger, membro dell’assemblea europea della Società Civile al Wsis.

Il senatore dei Verdi Fiorello Cortiana ha sottolineato che il rispetto delle libertà individuali riguarda tutti i paesi, non solo quelli illiberali. È il caso dell’Italia, dove il decreto grande fratello (provvedimento che introduceva una serie di modifiche molto discusse in materia di data retention poi riviste dalla Camera) rischia di tornare in gioco al Senato, «a causa dell’ignoranza sulle tematiche della Rete che porta a semplificazioni superficiali».

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