Il no profit fa breccia in Rete (e diventa business)
L’andamento di alcune società specializzate nella fornitura di strumenti e servizi al mondo delle associazioni è rappresentativo della tendenza al rialzo delle donazioni via Internet, che con accenti diversi cominciano a prender piede anche in ItaliaNel 2001 toccarono il totale di 325 mila dollari, già più che duplicati nel 2002 (663 mila dollari). Lo scorso anno hanno raggiunto la quota-record di un milione di dollari, ma entro il 2008 potrebbero con ogni probabilità oltrepassare il picco dei 4 milioni. Queste le cifre che l’organizzazione no profit statunitense Jewish national fund (Fondo nazionale ebraico) ha tratto - o conta di trarre in futuro - dalle donazioni effettuate via Web, ultima frontiera della filantropia.
L’associazione fondata nel 1901 e oggi amministrata da Russell Robinson è in buona compagnia: l’animalista Aspca (American society of prevention of cruelty to animals) ha aumentato del 119% l’ammontare complessivo dei versamenti ricevuti in Rete, mentre diviene un esempio da manuale il caso dei comitati a sostegno di uno fra i candidati democratici alle presidenziali Usa Howard Dean, in grado di raccogliere 11 milioni di dollari in sei mesi a colpi di clic.
| No profit e digital divide » La solidarietà digitale è fatta di carta » Per misurare il digital divide » Digital divide a Ginevra, tra protesta e proposta |
Convio, per esempio, ha calcolato che le sue piattaforme per la gestione informativa ed economica delle associazioni volontarie siano servite nel 2003 al transito di circa 40 milioni di dollari, contro i soli 4 del 2002. Il fornitore, che deve i propri introiti sia alla vendita degli applicativi e al supporto sia alle percentuali garantite da ogni singola transazione verso un sito-cliente, è stato così inserito da Forbes ai primi posti della propria graduatoria sulle società in più rapido sviluppo.
Analogo il caso di Kintera, i cui strumenti sono serviti lo scorso anno al versamento di 53 milioni di dollari, con un poderoso incremento sui 9 e rotti visti nel 2002. Secondo il presidente e Ceo del gruppo Harry Gruber, già nel 2002 gli americani avevano donato un miliardo di dollari on-line su un totale di 241 miliardi spesi in beneficenza. Per Gruber Internet non è che “la punta di un iceberg” dalle dimensioni davvero considerevoli.
Se oltreoceano la raccolta elettronica di fondi riesce a raggiungere una ragguardevole massa critica di elargitori e finisce per spaziare in larga misura nel business puro e semplice, ancora in divenire - ma all’apparenza dotata di buone prospettive - sono i panorami italiano ed europeo, dove non mancano gli esempi importanti.
Nel sottolineare il boom internazionale del commercio elettronico durante il periodo natalizio, Gruppo Vita ha posto l’accento su due campagne promosse dalla banca virtuale Fineco: in due settimane soltanto l’una, a favore di Amref, ha collezionato oltre 149 mila euro; la seconda per Albero della Vita ne ha totalizzati 110 mila. Non solo: appoggiandosi alla specialista Ebay, Lila Cedius ha guadagnato alla propria causa 2 mila euro mettendo all’asta oggetti appartenuti ai vee-jay di Mtv e grazie soprattutto al contributo dei più giovani. Lo stesso sito ha inoltre ospitato dal 18 novembre al 16 dicembre scorsi un’iniziativa benefica destinata al sostegno di Amnesty International.
Vita cita poi i dati di un’inchiesta che Claritas ha condotto in Germania, Gran Bretagna, Olanda e Francia, per scoprire che il donatore-tipo ha un’età compresa fra i 18 e i 40 anni e manifesta una certa preferenza per le contribuzioni in Rete. Questo è quanto asseriscono un buon 37% di inglesi e un sostanzioso 54% dei francesi interpellati. Anche Azione Aiuto si è affidata a un portale (Studenti.it) per sollecitare la beneficenza nella lotta al virus dell’Aids, ottenendo riscontri decisamente degni di nota e tali da far ben sperare anche in vista di eventuali progetti futuri.




Ancora nessun commento.