Hi-tech? Sì, purché si possa indossare
Tecnologie wearable all’avanguardia per le funzioni che offrono ma anche per quel che rappresentano in fatto di mode, tendenze e designDritti al punto: quali sono i device più interessanti del momento? Cos’è allo stesso tempo veramente innovativo o genialmente utile o irresistibilmente chic? Abbiamo deciso di indagare la sfera di cristallo (liquido) dell’universo hi-tech, a partire da una delle tendenze più calde del momento: la tecnologia wearable, letteralmente quella “da vestire”.
Senza precorrere troppo i tempi (ma date un’occhiata nella foto a fianco al FingerWhisper, il futuristico e un po’ trashy orologio-cellulare firmato dalla nipponica Ntt DoCoMo), basta gettare uno sguardo a ciò che accade nel mondo della telefonia mobile.
UltraminimicroNel continuo valzer degli standard di trasmissione e dal parossistico aumento di funzionalità più o meno (o ancor meno) utili, il mondo dei cellulari si è risvegliato con un’atroce riflessione: “Ma questi telefoni son tutti uguali!” Panico. Ecco allora il profluvio di cover colorate, loghi al limite del camp e suonerie iper-toniche.
Ma non è bastato. Allora ci si è buttati verso l’ultraminiaturizzazione. Gli esempi non mancano: c’è il leggerissimo T66 di SonyEricsson (92x41x18.5mm), il colorato Eb-G50 di Panasonic (80 x 43 x 18,8 mm), il lillipuziano Vg 207 della coreana Vk Mobile (71x39x22 mm), il Sendo D800 (102x44x19 millimetri), l’Exion della Benefon (100x46x21 mm) o il Moby-Click made in Svizzera, un device ipersemplificato (solo 3 pulsanti per far tutto in 100 x 38 x 20mm!) pensato per bambini e anziani.
Quelli citati sono solo alcuni dei mini-cellulari in circolazione. Sul fronte della miniaturizzazione siamo già quasi al limite, tenendo conto che sarebbe crudele procedere oltre…Ma soprattutto: una volta che il cellulare acquistato è piccolissimo e magari viene appeso al collo come un ciondolo, qual è l’inevitabile step successivo?
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Bellissimo, deve essere bellissimo: inizia l’era del cellulare prêt-à-porter. Persa la sua aurea tecnologica, il cellulare (ormai si chiama Mobàil) rientra nel mondo dell’oggettistica, dell’abbigliamento. Le case ingaggiano esperti del design provenienti dal mondo della moda per realizzare prodotti unici, che siano ‘suitable’ con la personalità del volubile consumatore. E nelle grandi fiere tecnologiche già da qualche anno le piccole aziende manufatturiere, soprattutto orientali, strabiliano il pubblico con proposte sempre più azzardate.
L’apripista Siemens
Ma il vero apripista tra i grandi marchi è stato Siemens con la controllata Xelibri. Giunte alla loro seconda collezione (sì, sì proprio collezione, come a Milano Moda), le creature firmate dal giovane texano George Appling hanno fatto furore. E non si trovano nei negozi di cellulari, bensì nei negozi di abbigliamento o nei reparti moda dei grandi magazzini. Una scelta azzeccata, quella del telefono fashion, che ora Siemens vuole portare avanti direttamente con il proprio marchio (grazie al lavoro svolto dalla controllata Design Afairs) estendendo l’idea anche al mondo dei cordless. Un’idea allo studio? Pronta: un cordless arancione da inserire in una stazione-base a forma di tostapane. Quando arriva una chiamata, il terminale salta su come un toast cotto a puntino! Della serie ‘mai più senza’.
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