L’archivio digitale in movimento (e altre storie)
Sotto i riflettori non soltanto i supporti mobili per la memorizzazione dei dati, bensì pure tutta una serie di strumenti per la salvaguardia delle informazioni sensibili. Per reagire con prontezza alle eventualità del furto o dello smarrimento di un Pc
Paura di vedervi sottrarre i dati personali, di perdere preziose informazioni e password di accesso nel caso in cui qualche malintenzionato rubasse il vostro notebook? Per gli utenti abituati a spostarsi di frequente muniti di computer portatile sono in arrivo buone notizie, sottoforma di tecnologie avanzate in grado di rispondere all’esigenza di rendere più facile il back up dei file, di nasconderli ad occhi non autorizzati e di tenere traccia, nel caso peggiore, del Pc perso o rubato.L’imperativo del “back up, please” risuona anche nelle parole degli esperti, più che mai intenti a raccomandare agli utenti la necessità di archiviare in luoghi sicuri i propri dati “critici”. La nuova frontiera del back up mobile è vicina, e per chi era solito copiare documenti e quant’altro su Cd-R o Zip drive (oppure spedire e-mail con vari allegati alla propria casella di posta) sono all’orizzonte nuove soluzioni, più comode da utilizzare e, dicono i beni informati, potenziate dal punto di vista delle prestazioni.
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Penne Usb e microdrive
Tutti i notebook (e i palmari) di nuova generazione sono dotati di una porta Usb che permette di trasferire informazioni dal computer a un drive esterno che si può collegare e scollegare facilmente anche a macchina spenta, capace di archiviare discreti volumi di dati. Sfruttando tali capacità sono arrivati da tempo sul mercato i cosiddetti pen drive, dispositivi Usb compatibili basati su memoria flash e grandi tanto quanto un accendino. Costano nell’ordine dei 25 dollari per i modelli da 16 o 32 megabyte, sufficienti per archiviare fino a 10 file musicali; arrivano alla soglia dei 700 dollari per le versioni da 2 gigabyte, con un memoria tale da poter ospitare centinaia di documenti digitali.
Un’altra possibilità per l’archiviazione in movimento fa riferimento ai piccoli hard drive portatili, chiamati anche microdrive. A fare la parte del leone in questo panorama è un colosso come Hitachi, che dopo aver rilevato la divisione disk drive da Ibm (dicembre 2002) è sempre più lanciata nel business dei supporti di memorizzazione, grazie anche al nuovo modello ultra compatto da 4 gigabyte destinato ai prodotti digitali consumer di nuova generazione. Questi dispositivi, che dovrebbero costare circa 500 dollari e di fatto sono schedine quadrate grandi quanto un cioccolatino, si inseriscono negli appositi slot del notebook, vengono riconosciuti come hard drive e permettono all’utente di copiare file con un semplice “click and drag”.
Chiavi sicure e lettori di impronte digitali
Ma come proteggere i dati e rendere il computer inutilizzabile nel caso qualcuno ne prendesse possesso a nostra insaputa? La soluzione si chiama “token”, una tipologia di dispositivi che lavorano come vere e proprie chiavi hardware di accesso, sempre e comunque basati su tecnologia flash memory, che ha visto salire alla ribalta produttori specializzati come Rainbow Technologies. Tali schede si collegano al computer tramite porta Usb e lavorano come tool di autenticazione senza i quali gli utenti non possono avere accesso ai file. Si adattano a molteplici applicazioni e vari servizi di rete, Virtual private network (Vpn) e intranet comprese, e possono essere utilizzati anche in ambienti Pki (Public Key Infrastructure). Inizialmente utilizzati solo da una clientela di tipo professionale, oggi trovano sempre più vasta applicazione anche in campo consumer.
Ne è un esempio eccellente SecuriKey di Griffin Technologies, in vendita a soli 120 dollari. In fatto di sistemi di autenticazione la sa lunga anche Ibm, che ha istallato su tutti i notebook di nuova generazione (per esempio quelli della famiglia ThinkPad R50) una tecnologia integrata in un chip (Active protection system) che una volta attivata tramite download software dal sito di Big Blue può essere utilizzata per definire password per singoli file o per codificarne altre in modo protetto.
Una ulteriore risorsa con cui combattere eventuali ladri di file è quella di utilizzare… le proprie dita. Targus, Toshiba e Sony, in tal senso, hanno già a catalogo una serie di lettori di impronte digitali che costano al pubblico fra i 150 e i 200 dollari e si collegano al computer sia tramite slot Pc card sia attraverso la porta Usb. La casa produttrice delle Playstation, in particolare, è ormai prossima a lanciare una nuova famiglia di “scanner” in punta di polpastrello che andranno a sostituire l’attuale linea Puppy.
Se, infine, le esigenze di protezione dati si fanno più importanti - fra numeri di carte di credito e informazioni bancarie - la ricetta per gli utenti mobili è firmata da CyberAngel. La software house del Tennessee ha infatti sviluppato un programma di crittazione in grado di generare automaticamente un drive protetto da password e di fatto nascosto alla vista degli hacker. Un prodotto che lavora dietro le quinte, in definitiva, e che permette di localizzare fisicamente il computer rubato tramite l’indirizzo Ip della macchina e qualora un intruso inserisse più volte una parola chiave errata. Esattamente come succede con i sistemi di sicurezza per le auto.




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