Summit a Roma discuterà futuro Internet, tra business e politica
LONDRA (Reuters) - Il futuro di Internet, in particolare se favorire il libero mercato o gli interessi dei governi, sarà il tema centrale al vertice internazionale di tecnologia che dalla settimana prossima vedrà riuniti a Roma funzionari ed esperti di numerosi Paesi.Negli ultimi mesi è andato crescendo all’interno dell’Onu una corrente di pensiero che propone di perseguire con decisione alcuni degli aspetti più indesiderati di Internet, dai fiumi di spam nelle e-mail al crimine informatico, oltre al divario digitale che separa i Paesi in via di sviluppo che hanno minori accessi a Internet ed alle innovazioni nelle telecomunicazioni.
Lo scorso dicembre le Nazioni Unite hanno incaricato l’International Telecommunication Union di stilare un piano per affrontare questi temi, raccomandando di inserire i pareri di esponenti politici dei Paesi in via di sviluppo, che lamentano il fatto di essere troppo spesso inascoltati nell’attuale regime.
Ma sostenendo tale causa, l’Itu potrebbe emarginare forzatamente l’unico organismo che questo medium ha mai avuto: l’International Corporation for Assigned Names and Numbers (Icann), incaricato di assegnare nomi e numeri che contraddistinguono i siti online.
L’Icann, che ha sede in California, sovrintende al management di Internet sul tema cruciale degli indirizzi online che riguarda indirizzi web quali www.reuters.com, e contribuisce a risolvere controversie riguardanti i nomi dei dominii.
Nel corso della sua riunione trimestrale in programma a Roma la settimana prossima, l’Icann si farà carico dei temi sollevati dall’Onu quale unico organismo di governo di questo medium.
Sinora, Icann e Itu hanno contenuto una rivalità crescente, dicendo di essere impegnate in un dialogo aperto per lavorare insieme nell’indirizzare Internet verso una nuova era. Ma le differenze tra le due sono lampanti.
Icann dalla sua nascita ha scelto un approccio decisamente benevolo nei confronti del mondo degli affari, convinta che sia il libero mercato, e non i governi, a stimolare la crescita di questo medium.
Ad un summit Onu lo scorso dicembre, delegati da Africa, medio Oriente ed Europa orientale avevano rigettato quest’istanza, sostenendo che stava aggravando il divario digitale.
“I governi lo percepiscono ancora come un problema”, ha detto a Reuters Robert Shaw, consigliere per le strategia Internet di Itu.
Shaw dice che il medium è cresciuto in modo troppo complesso per ignorare il bisogno di cooperazione internazionale tra governi per combattere spam, crimine informatico e tutela della privacy, aree in cui l’Icann non è mai stata intenzionata ad intervenire.
“Non diciamo di essere in posizione da dominare la gestione di Internet. Quel che riguarda l’Icann è il coordinamento tecnico del medium, che è un aspetto vicino alla gestione di Internet”, ha detto Paul Twomey, presidente di Icann. “E’ un lavoro oscuro e prezioso”.
L’Itu, organismo commerciale che ha 139 anni e che ha tra l’altro stabilito i codici dei prefissi telefonici nazionali, si attribuisce a sua volta il compito di fare un lavoro “oscuro e prezioso” per l’industria delle telecomunicazioni.
Comunque, Twomey smorza ogni speculazione sul fatto che l’Itu possa minacciare il futuro di Icann. E difende il suo modello di Icann prendendo spunti da comunità accademiche, d’affari, tecnologiche e governative per definire la propria politica.




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