Perché Microsoft va… bocciata
L’iniziativa “made in Redmond” a favore delle scuole, ripresa anche a livello ministeriale, suscita qualche perplessità. E se l’unica a guadagnarci fosse proprio l’azienda? Ci sono altre soluzioni miglioriMicrosoft ha di recente rilanciato la propria iniziativa “Fresh Start per Pc donati“, e la risposta della Free Software Foundation non ha tardato ad arrivare, precisa e polemica. Il progetto Microsoft si rivolge agli istituti primari e secondari “per garantire che i sistemi operativi dei personal computer donati siano coperti da una licenza valida”.
L’iniziativa Microsoft, ripresa anche dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, è in realtà limitata. Gratuita è infatti la documentazione sulla licenza e i Cd per l’installazione di Windows 98 e Windows 2000, ma non le licenze di applicazioni indispensabili per la produttività personale (e di prodotti di terze parti necessarie, quali gli antivirus).
A memoria d’uomo, Microsoft Office non è mai costato poco: sul fronte prezzi risulta più caro di analoghe suite quali Sun Star Office (non a caso spinto molto dall’azienda di Santa Clara per l’educational) o Open Office, che in sé è libero (e, come conseguenza, gratuito).
A ben leggere le condizioni del programma Fresh Start, emerge un’altra amara sorpresa: i personal computer ricevuti in donazione con processore Intel Pentium III (o equivalente) non sono ammessi, e stessa sorte è riservata alla macchine con Cpu più recenti, cui sia stato applicato un Certificato di Autenticità di Windows.
La posizione di Microsoft al riguardo è chiara: «In questo caso i Pc sono già corredati di documentazione sufficiente per costituire una licenza valida per un sistema operativo Windows e di conseguenza non devono essere segnalati con il programma Fresh Start per Pc donati». Un giro di parole per ribadire un concetto lampante: bisogna pagare.
Altrettanto chiare sono le posizioni del Presidente della sezione italiana di Free Software Foundation Europe: «Questo ennesimo progetto mette ancora a repentaglio le libertà di formazione e informazione all’interno delle scuole. Usando software proprietario nella didattica, i docenti istigano gli studenti a comportamenti antisociali e provocano negli stessi una dipendenza culturale difficile da sradicare».
Evidente è il richiamo alla piaga della pirateria informatica: per chi segue un modello di software commerciale (in questo caso, fortemente suggerito o addirittura imposto), il ricorso alla copia è il rimedio tanto naturale quanto illecito a prezzi di vendita probabilmente oltre le possibilità dello studente medio.
Con il software libero (o semplicemente aperto), il problema non si pone: la copia non è illegale, ma parte di un circolo virtuoso che - tra i vari effetti - può portare all’indipendenza dal singolo vendor, a minori (ovvero, nulli) costi di licenza e a una miglior coscienza nella scelta delle applicazioni.
Microsoft ha recentemente esteso il supporto per Windows 98 Second Edition e Windows Millennium fino al 30 giugno 2006: una decisione dietro cui non si può non vedere preoccupazione per l’avanzata dei sistemi operativi liberi (o aperti) nei mercati emergenti.
Sistemi operativi che - per inciso - sembrano meglio adattarsi ad hardware datati, quali quelli previsti nel programma Fresh Start per Pc: ne è la prova diretta il nostro recente esperimento su un sistema con sei anni di vita sulle spalle, direttamente confrontabile con quelli che potrebbero essere regalati alle scuole.
Microsoft, come molte aziende che hanno intrapreso la via del software commerciale, ha da tempo innescato una spirale irreversibile: alle aumentate funzioni del proprio sistema operativo, corrispondono richieste hardware che diminuiscono drasticamente il ciclo di vita utile dei Pc.
Considerato il crollo verticale dei prezzi dell’hardware, il tasso di ricambio dei Pc si è accorciato: normale, quindi, che - al primo o secondo ricambio - alcuni di essi abbiano un valore commerciale così esiguo da giustificarne la donazione.
Anche se del tutto lecita, tuttavia, la posizione di Microsoft con l’iniziativa Fresh Start sembra deficitaria: a causa di un sistema operativo monolitico e ben poco scalabile verso il basso, si riservano ai “ferrivecchi” tecnologie decisamente datate. E il fatto che tali tecnologie siano ancora “ufficialmente supportate” è una magra consolazione: la loro obsolescenza è evidente.
Così come evidenti (e connaturati al modello proprietario) sono i costi nascosti: le licenze di applicazioni che - giocoforza - si dovranno acquistare.
Non sono quindi etiche (si veda anche lo scritto di Richard M.Stallman, Perché le scuole dovrebbero usare esclusivamente software libero) ma anche pratiche e tecniche le motivazioni che portano a dubitare della iniziativa Microsoft: Linux e *Bsd offrono tecnologia decisamente più aggiornata, che ben si adatta con le modeste risorse computazionali di un hardware cui sia precluso a priori l’uso di Windows Xp.
Con essi, è sufficiente solo rinunciare alle funzioni non necessarie ed optare per scelte di interfaccia leggere per evitare di chiedere troppo alle macchine; con Windows, non è mai stato possibile. E questo è inconfutabile.
Sorvolando sull’etica (pur importante in istituzioni quali quelle scolastiche) e aggirando l’annosa querelle relativa alla presunta superiorità dei cloni Unix sui sistemi Windows, sembra proprio la scalabilità il motivo tecnico per cui Fresh Start non risulta utile per i destinatari dell’iniziativa; per quanto concerne i costi, la battaglia è già impari da tempo per i modelli di sviluppo commerciali nei confronti dei sistemi liberi o aperti.




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