Usa, sentenza rivoluziona le norme sulla telefonia locale
WASHINGTON (Reuters) - Una corte federale d’appello Usa ha riconosciuto ieri un’importante vittoria a Verizon Communications ed altre compagnie telefoniche locali, bocciando le norme che impongono loro di condividere le proprie reti con i concorrenti a tariffe ridotte.La Corte federale d’appello dei Distretto di Columbia ha detto che la Commissione Federale delle Comunicazioni ha sbagliato nel delegare alle autorità dei rispettivi stati le decisioni sul fatto se i nuovi arrivati in un mercato locale siano svantaggiati nella concorrenza per acquisire clienti.
La definizione della Fcc di essere svantaggiati “è tanto vaga da essere quasi vuota”, ha stabilito il giudice Stephen Williams nelle motivazioni di 62 pagine della sentenza presa da una corte composta da tre magistrati.
La corte ha anche detto che la Fcc non è riuscita a motivare il fatto di riconoscere sconti ai concorrenti che accedono alle reti locali.
Il Telecommunications Act del 1996 per promuovere la concorrenza nella telefonia, chiede ai principali operatori locali di aprire le proprie reti ai concorrenti per entrare nel redditizio settore delle chiamate a lunga distanza.
Da allora, la Bell regionale, società e operatori della telefonia a lunga distanza come AT&T Corp. hanno ingaggiato una battaglia sulle regole di queste reti da condividere con la concorrenza.
Verizon, BellSouth, SBC Communications e Qwest Communications International, in particolare hanno contestato la norma che impone loro di cedere parti delle loro reti ai rivali sostenendo che questo avviene sotto costo.
“Sembra una vittoria per chi sostiene mercati senza regole che sono stati ripetutamente riconosciuti illegali e che hanno eliminato posti di lavoro, hanno affossato investimenti e colpito la concorrenza leale”, aveva detto il presidente di SBC William Daley.
AT&T, MCI ed altri operatori all’esordio nella telefonia locale avevano sostenuto che per poter competere avevano bisogno di accessi a buon mercato alle reti principali.




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