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Finanziamento offresi allo Small & medium business

Scritto da Gianni Rusconi

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Il Ministero della pubblica istruzione, università e ricerca collabora con il Ministero per l’innovazione a un progetto orientato all’impresa. Il Ministero per le attività produttive non sta a guardare. Il tutto, alla ribalta a Net@Pmi
Il Governo italiano sente ogni giorno di più il problema della scarsa preparazione e dotazione tecnologica della piccola e media impresa nostrana. Lo confermano, almeno nelle intenzioni, le due ultime iniziative firmate dal Ministero delle attività produttive (Map) e dal Ministero dell’istruzione, università e ricerca (Miur).
Quest’ultimo ha predisposto nelle scorse settimane, in collaborazione con il Ministero per l’innovazione e le tecnologie (Mit), un bando per lo stanziamento complessivo di 25 milioni di euro, che attinga a finanziamenti del Fondo per le agevolazioni alla ricerca per sostenere progetti finalizzati ad aumentare l’impiego delle tecnologie digitali nelle imprese, in particolare quelle minori.
Il Map, invece, ha deliberato a metà gennaio lo stanziamento di 155 milioni di euro che fanno riferimento alle misure previste dall’articolo 106 della legge Finanziaria 2001. Servirà a finanziare nuove imprese attive in settori ad alta innovazione e impatto tecnologico. L’analogo bando Fit (Fondo innovazione tecnologica) Ict per le Pmi prevede l’erogazione di 62 milioni e 800 mila euro per sostenere, coprendo al massimo il 60% della somma spesa da ogni singola azienda (che deve investire almeno 200 mila euro) progetti per la realizzazione di piattaforme Ict innovative finalizzate a nuovi processi e tecnologie per distretti, filiere industriali e sistemi logistici intelligenti.

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Durante la tre-giorni di Net@Pmi si parlerà anche di finanziamenti pubblici e privati all’impresa. In particolare se ne discuterà nel seminario in programma il 18 marzo curato da Iban, l’associazione dei Business angels italiani. Oggetto dell’incontro l’analisi del mercato legato a questo genere di iniziative e l’attuale tipologia di offerta, il quadro delle agevolazioni pubbliche in materia e gli esempi concreti di incontro tra domanda di capitali di rischio e vendor finanziari che vi si rivolgono con soluzioni dedicate alle piccole e medie imprese. Con l’obiettivo dichiarato di aprire nuove opportunità di business.
L’interesse verso le Pmi come grande bacino di clientela potenziale per la tecnologia informatica si scontra infatti con le diffuse ristrettezze a livello di investimenti delle realtà più piccole (da due a 50 addetti), che nella maggior parte dei casi limitano del tutto o quasi la spesa in infrastrutture utili ad accelerare la crescita o l’espansione verso nuovi mercati.
C’è poi un secondo ordine di ostacoli che contraddistingue le modalità di finanziamento cui ricorrono le Pmi italiane: la mancata distinzione tra i capitali di rischio destinati alla crescita dell’azienda e i capitali di funzionamento necessari per sostenere l’operatività normale della stessa; e, in parallelo, la quasi totale dipendenza dal sistema bancario tramite linee di credito. L’inversione di tendenza, a detta degli esperti, non è comunque lontana e la prossima entrata in vigore delle normative “Basilea 2” dovrebbe costituire uno stimolo importante per le piccole imprese verso un approccio strutturato e strategico al capitale di rischio.
Investimenti in tecnologia e processi innovativi, inoltre, troveranno risposte v frequenti sia nelle agevolazioni di enti e istituzioni a capitale pubblico e misto sia nel rinnovato entusiasmo delle società di venture capital e degli investitori “informali”, che oltre a fornire risorse monetarie affiancano l’imprenditore nell’attività gestionale dell’azienda.

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