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Se l’India sorpassa la Silicon Valley

Mercato

Nel ventunesimo secolo è cambiato il modo di fare affari: la nuova parola d’ordine è outsourcing. Il trasferimento delle attività industriali e dei servizi verso paesi dove la manodopera è altrettanto qualificata ma meno costosa è uno degli aspetti più vistosi della globalizzazione.
Per molte imprese è l’unico modo per restare competitive.
Il settore del software è uno dei più colpiti dall’outsourcing: tutto è cominciato quando, alla fine degli anni novanta, le società occidentali hanno assunto migliaia di programmatori indiani per dare la caccia al temuto millenium bug, che avrebbe dovuto paralizzare i sistemi informatici di mezzo mondo all’inizio del 2000.
Da allora l’India, e in particolare la zona di Bombay, sta soppiantando la Silicon Valley californiana come polo dell’informatica mondiale. I giovani programmatori statunitensi devono competere con i loro coetanei indiani, che guadagnano cinque volte di meno.
Negli ultimi tre anni i posti di programmatore all’estero sono passati da 27mila a 80mila. Entro la fine del 2004 un informatico su dieci delle società tecnologiche statunitensi lavorerà in India o in un paese emergente dell’Europa orientale: un fenomeno che minaccia la supremazia americana nel settore.

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