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Spam e antispam: cosa funziona e cosa non va

Scritto da Roberto Carminati

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Se è vero che l’opposizione alla posta spazzatura si va rafforzando, è pur vero che la strada da fare è ancora molta. Secondo Return Path, per esempio, bisognerebbe migliorare l’efficienza dei programmi di filtering, che fanno ancora troppa confusione
Tutti contro il nemico numero uno della posta elettronica, il flagello che tanto tempo e tanto danaro costa alle aziende e agli utenti di ogni dove. Tutti contro lo spam, insomma, a cominciare dai big. Da Microsoft, il cui padre-padrone William Gates ha lanciato una recente crociata anti-junk e a favore della sicurezza, sino a Earthlink, America On-line e Yahoo!, pronte a gettarsi nella mischia dei procedimenti legali proprio al fianco di Redmond.
Molti, al di fuori delle aule tribunalizie e delle azioni governative, i rimedi proposti, sino al recupero della proposta di utilizzo del francobollo elettronico e passando per l’adozione di sistemi in grado di tutelare le campagne di marketing lecite penalizzando, invece, quelle indesiderate o truffaldine.
Proprio qui sta il punto: spesso, infatti, i programmi utilizzati per bloccare i messaggi spazzatura tendono a fare di tutta l’erba un fascio, respingendo al mittente anche quel che spazzatura non è e causando di conseguenza seri danni agli e-marketer puliti.

Spam, antispam e dintorni
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Nuovi dati in materia provengono da una ricerca sul campo condotta da Return Path, specializzata nella misurazione dei risultati raggiunti dalle iniziative di e-marketing e nella tutela dei clienti dalle accuse di spamming o dal rischio che i loro invii vengano bloccati senza giungere a destinazione.
L’azienda ha controllato l’andamento delle e-mail spedite da 100 fra i suoi aficionado attraverso 18 Internet service provider statunitensi, monitorando qualcosa come 30 mila campagne commerciali. Quel che ha scoperto è piuttosto allarmante: sono 19 su 100 le e-mail che non riescono a raggiungere il proprio obiettivo, cioè le caselle “Inbox” dei potenziali riceventi. La percentuale dei rifiuti, ha inoltre fatto sapere la società, è cresciuta di 3,7 punti fra il 2002 e il 2003, nonostante le tecniche di filtering abbiano compiuto vistosi progressi.
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Return Path non manca di considerare la possibilità di errori tecnici, ma ritiene che nella maggior parte dei casi la responsabilità vada attribuita proprio agli stessi filtri anti-spam. A finire persi nell’oceano della rete o chiusi per sempre nelle apposite cartelle “Spam” dei client di posta sono stati sin qui soprattutto i messaggi augurali festivi e, più gravemente, le offerte promozionali.

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