Gentili utenti vi informiamo che il team di MyTech si è spostato sul canale Hitech & Scienza di Panorama.it

      non hai uno username? regìstrati   /   recupera la password

apple / google / microsoft
unmapped

Spammer? Gliela faremo pagare!

Scritto da Roberto Carminati

virus2.jpg
Non solo metaforicamente: quasi in contemporanea con la nascita di una Santa alleanza a stelle e strisce contro gli untori della junk-mail, si fa largo l’idea di tassare l’invio di pubblicità on-line. Un francobollo elettronico ci salverà?
Ovunque voi siate e quali che siano le mentite spoglie sotto cui vi state nascondendo, noi vi troveremo.
L’ultimatum in perfetto stile Clint Eastwood dei tempi d’oro è - piaccia o no - del tutto reale. E a pronunciarlo, se non in questi esatti termini in tono analogo, è stato il consulente giuridico di America On-line Randy Boe. I suoi bersagli mobili (troppo mobili) sono gli spammer, contro i quali la stessa Aol, Earthlink, Microsoft e Yahoo! stanno per procedere per vie legali.
Già promotrici di denuncie contro i proverbiali John Doe, le aziende sarebbero però a pochi passi dall’identificazione di alcuni colpevoli. Questa, almeno, è la convinzione del sovrintendente alla privacy di Earthlink Les Seagraves, che ha calcolato in circa 25 milioni le mail spazzatura passanti quotidianamente sui server della sua società.
Mentre pertanto qualcuno conta di sciogliere il nodo dello spamming nelle aule dei tribunali - mah - altri (fra questi Bill Gates, fresco ultrà della security) risuscitano in varie forme la non originalissima idea del francobollo elettronico. Il ragionamento è semplice. I mittenti di spazzatura agiscono a costo zero, e la caduta nella rete di un solo gonzo su un milione è per costoro, comunque, un grosso guadagno. Dovessero pagare per ogni spedizione, il loro sporco lavoro si farebbe parecchio meno lucroso. Facile a dirsi, la trovata è però ben più ardua da mettere in pratica.
Il problema è come esigere il tributo, tanto per cominciare, e da chi: ovvero come distinguere gli spacciatori di improbabili rimedi contro la calvizie, l’impotenza o mali incurabili come la psoriasi, dagli innocui autori di pubblicità comune. Come colpire i primi senza penalizzare gli altri.

Spam, antispam e dintorni
» tutti gli articoli
Goodmail, fondata da imprenditori israeliani stabilitisi nella Silicon Valley, conta di sfoderare entro l’estate un meccanismo proprietario basato su crittazione-decrittazione. I suoi francobolli elettronici del valore di un centesimo di dollaro potranno essere acquistati in grossi volumi da chi intenda lanciare campagne pubblicitarie. Il ricavato della vendita sarà spartito fra la stessa Goodmail e i provider, che riceveranno naturalmente la chiave di decifrazione, dando così il via libera alle comunicazioni commerciali in oggetto.
Diversa la strategia di Ironpost Systems, sede ancora una volta nella Vallata del silicio: i grandi utenti della posta in Rete sottoscrivono con l’azienda una specie di obbligazione a garanzia dell’invio delle loro comunicazioni oltre i filtri anti-spam. L’obbligazione va però onorata in moneta sonante solo in caso di proteste da parte dei riceventi. Solo nel caso in cui, cioè, il messaggio sia a tutti gli effetti indesiderato.
C’è poi il progetto di Balachander Krishnamurthy. Ricercatore presso At&t Labs, questi avrebbe suggerito la creazione di un consorzio di provider con funzioni analoghe a quelle che Visa svolge nel panorama finanziario. Nel mondo quasi perfetto di Krishnamurthy ogni utente commerciale stabilirebbe un deposito presso l’Isp di fiducia. Deposito destinato a erodersi - come il credito su una comune “card” - ogni volta che una mail viene rispedita al mittente come “Unwanted”.
Tornando al già citato patron di Microsoft, la sua tecnica è - questa sì - originale e un tantino cervellotica. Ai mittenti di messaggi commerciali verrebbe proposto di comprare “pacchetti” di mail non attraverso una transazione in danaro, bensì mediante la risoluzione di una specie di quiz. Il presupposto, in questo caso, è che “il tempo è danaro” e che per risolvere i quesiti senza perdere il ritmo frenetico dei loro invii, gli spammer sarebbero forzati all’acquisto di altre macchine, o al reclutamento di altro personale dedicato.

Commenti   (Inserisci un commento)

Ancora nessun commento.

Effettua il login