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Mp3 e diritti digitali: ci provano Thomson e Fraunhofer

Scritto da Fabio De Lorenzi

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Nel bel mezzo di un’altra delle tante fasi di controversia e scontro in materia di file sharing e diritti digitali i genitori di Mpeg layer 3 cercano una via di mezzo in grado di accontentare tutti nel rispetto delle leggi
Tanto venerato per la sua portata rivoluzionaria, quanto vituperato per le accuse di associazione a delinquere con i sistemi di file sharing, il formato Mp3 si appresta ad attraversare una nuova fase della sua esistenza.
A traghettarlo saranno ancora i suoi ideatori, cioè Thomson, produttore francese nel multimedia consumer, e Fraunhofer, la società tedesca che ha condotto in concreto lo sviluppo del formato.
Entrambi titolari dei brevetti e delle licenze di utilizzo della tecnologia, questa volta i due soggetti non sono impegnati a far progredire il formato dal punto di vista qualitativo, come avvenne in occasione della creazione di Mp3 Pro, lo standard che avrebbe dovuto raccogliere l’eredità di Mp3 e che si è invece rivelato un flop piuttosto clamoroso.
Vertono invece sulla realizzazione di un add-on da associare al formato originale in modo da renderlo più gestibile in materia di diritti digitali sui contenuti convertiti in Mp3 e mandati in circolo nei canali dell’on-line.

Musica, file sharing e denaro
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Rompere i legami con un passato e un presente che stanno diventando troppo scomodi e riabilitare la reputazione dello standard audio trasferendola nell’orbita della distribuzione legale è dunque la strategia dei due padri fondatori del formato più celebre tra i navigatori. D’altra parte, gli effetti dell’ondata proibizionista delle organizzazioni che conducono la guerra al file sharing cominciano a farsi sentire e vedere con una chiarezza sempre maggiore e il modello alternativo proposto da Itunes e dai suoi tanti omologhi continua a imporre la sua presenza e a materializzarsi dietro un numero di insegne in continua crescita.
Poiché in tutti casi i servizi proposti offrono alla vendita brani musicali blindati da tecnologie di protezione diverse e spesso incompatibili, perché non ovviare sfruttando la dimensione standard e la diffusione planetaria e del formato includendo le protezioni direttamente al suo interno?
La riflessione a cui è giunta l’accoppiata franco-tedesca non è insensata. Anzi, a ben vedere potrebbe risultare una forma di compromesso pressoché obbligata negli intenti di quanti vogliono il superamento della libera circolazione dei contenuti e l’arrivo a uno scenario della distribuzione Web di massa totalmente governato dai servizi a pagamento.

La tecnologia antipirateria allo studio nei laboratori dei due soggetti dovrebbe incentrarsi in larga misura sugli standard aperti e sulle tecnologie del gruppo Mpeg (Moving picture experts group) e della Open mobile alliance. Una volta completato, il sistema dovrà ottenere anche l’approvazione delle industrie coinvolte a vario titolo nel settore, nonché il supporto dei produttori di software e di hardware deputato a interagire con i contenuti.

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