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I diversi volti dell’industria dei semiconduttori

Scritto da Roberto Carminati

Chip
In concomitanza con il Semico summit internazionale di Scottsdale in Arizona , alcuni fra i più importanti istituti di ricerca sull’hi-tech (e non solo) offrono il proprio punto di vista sulla situazione del mercato e sulle sue future evoluzioni
Opinione generalmente condivisa degli analisti che hanno preso parte al Semico Summit di Scottsdale (Arizona) è che una serie di fattori concomitanti contribuirà a un decremento delle vendite di semiconduttori nel corso del 2005. Fra questi l’indebolirsi della domanda di elettronica di consumo e il concludersi del ciclo di sostituzione/aggiornamento dei Pc, destinati al ruolo di battistrada per la crescita del 2004.
La recessione sarà lieve ma ben percettibile secondo Semico Research Corporation, che prevede però per tutto quest’anno una crescita media del 27,5%, fra picchi negativi del 20,6 e altezze record del 32,5%. Mentre poi l’Associazione industriale dei semiconduttori conta su un tasso di miglioramento molto più contenuto di qui a dicembre (+19,4%), le radici dell’indagine di Gartner Dataquest affondano nel passato recente. Nel 2003 il comparto ha generato a livello mondiale un valore di 177 miliardi di dollari. Gli sviluppi attesi nei mesi a venire la porteranno a sfiorare quota 217 miliardi, a +22,6%. Il passo del gambero è pronosticato però anche dagli specialisti di Stamford, a detta della quale gli introiti per l’anno prossimo saliranno solo di 13,3 punti percentuali. Nel 2006 l’universo dei chip sarà caratterizzato da un “meno”: varrà 240 miliardi e 200 milioni di dollari contro i 245 e 800 del 2005.

Fa sentire la propria voce anche International data corporation (Idc). L’analista Shane Rau ha preso in considerazione i soli semiconduttori destinati a essere utilizzati nei Pc desktop e mobili assegnando loro un +18% di consegne complessive nel 2004, per un valore economico di circa 54 miliardi di dollari. Fra 2003 e 2008 il segmento si ingrosserà proporzionalmente di 7,8 punti ogni anno, cosicché al termine del quadriennio in esame potrà fatturare oltre 66 miliardi di dollari Usa.
Sempre stando a Idc la regione Asia-Pacific (con l’esclusione del Giappone, però) incarnerà una significativa porzione del mercato: il 22% dei chip per desktop e il 12 di quelli per portatili nel 2004; rispettivamente il 30 e il 13 nel 2008. Il marchio di Framingham ha tuttavia specificato che saranno i volumi, più che i prezzi, a far progredire gli incassi e che dopo la corsa all’upgrade da parte delle aziende saranno invece gli utenti privati a fare la felicità dei produttori.
Per finire, uno sguardo al vecchio continente: la Commissione europea si è espressa infatti in modo favorevole sulla concessione di due ingenti finanziamenti chip-based. L’uno, da 41 milioni e 500 mila euro è indirizzato all’espansione degli stabilimenti di Infineon Ag a Vila do Conde in Portogallo e rappresenta il 30% dell’intera spesa. Con il secondo si contribuirà invece alla realizzazione del nuovo centro di ricerca di Altis Semiconductor (una joint-venture fra Ibm e la medesima Infineon) nei pressi di Parigi.

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