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La Ue vuole cambiare la ricerca delle informazioni

Scritto da Luigi Gavazzi

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La Commissione finanzia un progetto per rendere i motori più adatti ai comportamenti umani. Nel frattempo, i navigatori d’Europa si affidano sempre più a Google
I dati relativi all’uso dei motori di ricerca (il riferimento è gennaio 2004), distribuiti la scorsa settimana da Nielsen/Netratings, indicano in oltre 55 milioni gli utenti di Google in Europa, pari al 47% del pubblico. Seguono Msn Search con il 23%, Yahoo Search (10,8%). Virgilio Ricerca raccoglie più di quattro milioni di utenti (3,7%). Su Google i navigatori europei stanno più di 15 minuti al mese, gli altri riescono invece a “fermare” il navigatore molto meno: Msn, per esempio, poco più di quattro minuti.

L’Europa riflette dunque il predominio di Google già riscontrato a livello mondiale (negli Stati Uniti, per esempio lo usa il 39% degli utenti pari a più di 59 milioni) e anche per il nostro continente gli osservatori attendono la sfida di Yahoo - che proprio in queste settimane ha avviato un nuovo sistema di ricerche negli Stati Uniti, dopo aver abbandonato la tecnologia di Google e aver avviato un proprio crawler che sta indicizzando il Web - e di Msn.
In particolare, si attende per le prossime settimane l’arrivo anche in Europa del nuovo Yahoo Search, con il quale il portale spera di erodere un po’ del vantaggio di Google, e quindi di rafforzare il business delle pubblicità legate alle ricerche.

Super motori
» Il meglio sulla ricerca
Intanto la Commissione europea ha avviato il finanziamento di un progetto che ha come obiettivo rendere più semplice e soprattutto più efficace il processo di ricerca delle informazioni. Si tratta del Sekt (Semantically-Enabled Knowledge Technologies), che fa parte degli sforzi per la definizione del Web semantico.

Alla base del progetto ci sono le tecnologie di knowledge management (gestione delle conoscenze) che usano metodi semantici per individuare e misurare la rilevanza dell’informazione trovata prima di presentarla all’utente che ha effettuato la ricerca. Le tecnologie di questo tipo auspicano in realtà un superamento delle barriere fra i contenuti presenti su Internet e quelli nascosti in documenti conservati all’interno delle organizzazioni.

Il Sekt delinea dunque uno sforzo per unire campi di ricerca e applicativi contigui ma, per ora, ancora separati, come il document management, il content management, e, appunto, il knowledge management.

Nel progetto sono coinvolte istituzioni accademiche e aziende private, fra le quali i maggiori centri di ricerca dedicati a temi come la tecnologia per i metadati e le ontologie; il cosiddetto knoledge discovery; e le tecnologie per lo studio del linguaggio umano. Della partita anche Bt Exact, l’unità di ricerca di Bt (British Telecom).

La combinazione delle tre tecnologie dovrebbe produrre strumenti semiautomatici per la creazione delle “ontologie” (la determinazione delle classi di contenuto, le loro proprietà e le loro relazioni) e per creare legami con specifici metadata; oltre che per la manutenzione di queste ontologie. Dovrebbe poi essere sviluppato uno strumento software che usi le ontologie e i metadati per accedere in maniera “ricca di senso” ai contenuti. Inoltre, saranno anche pubblicate le Api (application programming interface) del middleware che faciliterà l’interazione fra i vari software di ricerca. Infine, le tecnologie di studio del linguaggio naturale serviranno per estrarre i metadata mentre il knowledge discovery verrà usato per apprendere le ontologie e migliorarle nel tempo.

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