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Pubblicità indesiderata? Via mail sarà il minore dei mali

Scritto da Roberto Carminati

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La posta spazzatura, come l’abbiamo sin qui conosciuta, è alle prese con un rivale più infido e forse persino più rapido nel propagarsi. La variazione sul tema si diffonde infatti attraverso gli instant messenger. Meglio tenere gli occhi ben spalancati
Possono presentarsi sottoforma di un invito alla scoperta di chissà quali delizie presso un sito rigorosamente X-rated. O assumere invece le innocue vesti di un link diretto a un qualunque canale di news, magari accompagnato da un titolo-bomba: “Catturato Osama Bin Laden”. Vi sono in ogni caso ottime possibilità che il messaggio che state leggendo, quali che siano le sue forme e la sua dicitura, provenga da un insospettabile appartenente alla cerchia degli amici autorizzati al dialogo via instant messenger (Im). Altrettanto buone sono però le chance di dare il via, una volta fatto “clic” sul collegamento ipertestuale di cui sopra, a una interminabile catena di Sant’Antonio fatta di pubblicità indesiderata e molesta. Ciò a dire che sì, lo spam ha fatto il proprio prepotente ingresso nel mondo dei sistemi di messaggistica istantanea e, in quel contesto, assume un peso crescente.

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Lo chiamano “spim” e nonostante il nome abbia il suono lieve di un vezzeggiativo, si presenta come una delle più serie minacce alla tranquillità della comunicazione on-line. Subdolo e velocissimo - proprio perché fa leva sulla fiducia e sul credito concessi di norma ai compagni di chat - sta già costringendo gli analisti e gli esperti di sicurezza al superlavoro, senza grosse speranze di trovare contromisure efficaci e adeguate nel breve periodo. “Gli utenti Im che sognano di poter sfuggire allo spam sono destinati purtroppo a un brusco risveglio”, ha detto il Ceo della società di security Blue Coat Systems Brian Nesmith, per poi aggiungere che “il problema crescerà con il crescere” di servizi come Icq e simili.

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Ferris Research ha provato a prendere le misure del fenomeno, scoprendo che lo scorso anno sono stati inviati oltre un miliardo di spim contro i 250 milioni circa del 2002. Con qualche approssimazione la società di indagini di mercato ritiene che di qui a dicembre il totale potrebbe essere pari a ben 4 miliardi di intrusioni. Nulla in confronto ai 2 miliardi di spam giornalieri del 2003 calcolati dalla stessa Ferris, i numeri della spazzatura istantanea sono tremendi, anche se altre fonti (Sara Radicati di The Radicati Group) tendono a ritoccarli sensibilmente verso il basso: 400 milioni di messaggi-spim nel 2003; un miliardo e 200 milioni il possibile picco 2004. Dal proprio canto il vice presidente di Im Logic Jon Sakoda non si sbilancia, limitandosi a tracciare inquietanti paragoni: lo spim sta crescendo del 100% ogni anno e se nel 2008 le junk-mail incarneranno il 74% del totale, i messaggi istantanei indesiderati potrebbero essere molti, molti di più.

A incupire ulteriormente il quadro è la scarsa consapevolezza degli utenti riguardo al problema. Mentre i software antivirus e antispam vanno diffondendosi anche presso i privati, ben minore è l’attuale bacino di mercato delle risorse di protezione degli instant messenger, fra i quali il solo Icq incorpora una serie di misure ad hoc. Quel che si può fare, perciò, è evitare di curiosare fra le righe di quegli invii sospetti che invitano a controllare cosa si celi oltre una ben determinata Url.
Altrimenti, si può dar credito agli scettici e agli ottimisti come il responsabile esecutivo del fornitore di prodotti Im Jabber Software Foundation, Peter Saint-Andre. Questi contraddice in toto le opinioni di Radicati e Sakoda, ritenendo invece che la natura di sistema relativamente chiuso propria della messaggistica istantanea rappresenti di per sé un efficace antidoto contro il pericolo-spim e che la sua azienda sia tutto fuorché allarmata dal manifestarsi del fenomeno.

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