Le azioni antipirateria danno risultati eclatanti
Alcuni fra i principali nodi P2p di tre paesi europei (e del Canada) finiscono nel mirino delle locali forze di polizia. Il totale delle denunce è solo relativamente alto, ma indagini e sondaggi scoprono il coperchio di una diffusa illegalitàA dare l’idea del peso e delle dimensioni che il fenomeno dello scambio illegale di musica in Rete ha raggiunto nel nostre paese possono bastare le cifre dell’operazione “Clone attack” condotta sul finire dello scorso febbraio dalla Guardia di finanza.
A fare sensazione non è tanto il numero delle denunce penali - una trentina - , che hanno colpito in prevalenza scambisti massicci (dai 600 ai 3.000 file) dell’età media di 30 anni; né il computo dei sequestri: 50 mila documenti audio/video; 50 hard disk. Degni di nota sono più che altro i numeri relativi all’attività di swapping (in Italia) prima e dopo il blitz. Da 42 i server Open nap sono diventati 7, mentre gli utenti diminuivano da oltre 160 mila a 27 mila e 304.
I file disponibili erano oltre 56 milioni e mezzo a metà febbraio. Si sono ridotti a 4 milioni e 626 mila circa. Si noti che stando alla Gdf “la più grande comunità Open nap permetteva la connessione simultanea di 150 mila utenti e la condivisione di oltre 7 milioni di file musicali”.
Eclatanti sono pure le percentuali di frequentazione dei nodi illegali: più di 900 mila italiani se ne dichiarano habitué, in compagnia di 2 milioni e 300 mila utenti occasionali. Alla domanda: “Scaricherà brani musicali gratis da Internet entro i prossimi tre mesi?” hanno però risposto affermativamente 4 milioni e mezzo di nostri concittadini.
| Musica, file sharing e denaro |
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Se la Federazione italiana dell’industria musicale (Fimi) e la Fpm, Federazione contro la pirateria musicale, hanno plaudito insieme a Ifpi all’azione giudiziaria nel presentarne i risultati, ciò si deve anche alla presunta e prevedibile incidenza del fenomeno-pirateria sul mercato musicale internazionale.
Un mercato che è calato del 7% a valore nel 2002, mentre le sole stime relative al 2003 fanno presupporre un analogo decremento e mentre i file scambiati illecitamente hanno raggiunto lo scorso anno gli 800 milioni di unità contro i 500 del 2002. Questo a fronte del moltiplicarsi delle piattaforme legali, la cui definitiva affermazione è però pregiudicata, secondo Fimi e Fpm, proprio dalle incursioni dei pirati.
È tuttavia dal successo, ancorché parziale, sin qui ottenuto, che il direttore generale di Fimi Enzo Mazza pensa che si debba ripartire. Promuovendo insieme agli artisti la cultura della legalità insieme con la bontà dei servizi offerti: oltre 30 siti legali in tutto il vecchio continente possono mettere a disposizione sino a 300 mila brani, laddove un portale come Itunes vende già oggi milioni di pezzi ogni settimana.




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