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Gmail, la posta del re delle ricerche on line

Scritto da Tommaso Pericle

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Google racconta come è diventato grande e regala a tutti una webmail da un giga, quanto basta per oltre mezzo milione di messaggi. Naturalmente, con potententissime funzioni di ricerca. Parla il guru dei Labs, Craig Silverstein
Un gigabyte di spazio online per la posta elettronica, del tutto gratuito, senza neppure la seccatura di banner pubblicitari. Questa è la promessa di Gmail, la posta elettronica di Google. Mille mega, quando concorrenti come Yahoo! Mail ne offrono al massimo quattro, Msn di Microsoft due. Significa posta praticamente illimitata, un serbatoio colossale in cui possono trovar posto più di mezzo milione di messaggi, oppure decine e decine di migliaia di attachment. Quanto si può raccogliere in un’intera vita passata al computer, una massa di informazioni personali così sterminata che per non perdercisi serve un motore di ricerca.
E chi meglio di Google, il search engine più conosciuto della rete, può regalare insieme alla posta anche il servizio di ricerca tra messaggi e allegati?

Super motori
» Il meglio sulla ricerca
Per il momento non ci si può ancora iscrivere a Gmail, che è in beta e non è ancora stata definita una data per il lancio al pubblico.
Una precauzione ben comprensibile, vista l’entità dei numeri in gioco (non ci si possono permettere errori, quando si custodiscono intere vite digitali) e le recenti disavventure di concorrenti blasonati come Yahoo! Mail e Hotmail, affetti da un insidioso worm - ormai corretto - che avrebbe potuto mettere a rischio i Pc degli utenti.
La discrezione di Google è stata tale che quando si è sparsa la notizia che avrebbe regalato un giga di spazio si è pensato a un pesce d’aprile, ma è tutto vero; come è vero che Gmail non esclude nemmeno la possibilità di lasciare che gli utenti ricevano la casella postale anche con Outlook e simili, mentre invece i concorrenti obbligano gli utenti a consultare e gestire la webmail solo dal sito del servizio. Una vera rivoluzione, che Google spiega così: «la tua posta non dovrebbe mai essere tenuta in ostaggio da un provider di servizi».

Le ragioni del successo
Ma perché mai un motore di ricerca dovrebbe offrire posta? La risposta è sulle pagine di Gmail: «La missione di Google è quella di organizzare il mondo delle informazioni, per renderle universalmente accessibili. Per tanta gente, le email contengono informazioni di valore che possono essere difficili da ritrovare».

Una filosofia che accompagna da sempre il motore di ricerca, dal momento del suo esordio. Ma basta questo a spiegare le ragioni di un successo planetario? Perché Google è diventato quello che è oggi? Lo abbiamo chiesto a Craig Silverstein, capo tecnologo del celeberrimo motore di ricerca.
«Beh, innanzitutto perché siamo stati molto fortunati, “Google” è un nome simpatico e facile da pronunciare», risponde. «E poi perché quando abbiamo cominciato, la Rete era molto più piccola di oggi. Il re dei motori di ricerca allora era Altavista, basato su una tecnologia sviluppata inizialmente per le ricerche bibliografiche tra gli articoli di giornali e riviste. Noi abbiamo invece messo a punto algoritmi completamente nuovi, che nascevano già ottimizzati per Internet. Un’infrastruttura che si è rivelata molto più adatta per gestire l’esplosiva crescita del Web», continua Silverstein.

Da allora, la strada è stata in discesa, conferma Cindy McCaffrey, vicepresidente marketing: «Avendo un motore progettato solo per Internet, non abbiamo dovuto spendere un dollaro in pubblicità, Google è diventato grande solo grazie al passaparola».

Le prestazioni in effetti parlano da sole: «Ogni singola ricerca dei nostri milioni di utenti viene trattata da diverse centinaia di server, ognuno dei quali esegue una piccolissima parte delle operazioni necessarie per trovare ciò che l’utente cerca. Senza bisogno di algoritmi particolarmente sofisticati di interpretazione del linguaggio, noi crediamo nel “ranking”, cioè nel “peso” che gli stessi utenti danno ai risultati che ottengono; i link più ciccati ci dicono quale pagina risponde meglio ai desideri dei navigatori, e nelle successive ricerche apparirà per prima» dice ancora Silverstein.

«Per questo il Google delle origini è strutturalmente molto simile a quello di oggi; riscriviamo di continuo il codice per migliorarlo, ma la sostanza, l’idea di base, rimane la stessa». D’altra parte «è rimasta la stessa anche l’impostazione business» interviene Cindy McCaffrey. «Con l’utente in primo piano. Noi non venderemo mai il nostro ranking, e non offriremo mai meccanismi tipo “pay for inclusion”. I siti che appaiono per primi saranno sempre quelli che lo meritano, non quelli che possono pagare di più. Una filosofia che seguiamo anche negli altri servizi, come Google News; le notizie che appaiono sul portale sono fornite dal più ampio numero possibile di pubblicazioni on line, per dar voce a tutti».

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