Un Pda per contrastare il digital divide
Anni di promesse e sperimentazioni, sospetti di fallimento e disinteresse. L’idea del Simputer, il palmare facile, completo ma (molto) economico, ha ripreso oggi forma e quota per riproporsi alle grandi masse indiane e non solo a loro
Arriva dall’indiana Pico Peta Simputers, piccola realtà hi-tech di Bangalore, un segno concreto di come poter avvicinare la tecnologia informatica alla vita quotidiana delle persone, anche di quelle più povere. In un paese dove solo nove persone su mille possiedono un personal computer per comprensibili problemi di disponibilità finanziarie, il digital divide sembra finalmente aver trovato un degno oppositore nel Simputer, neologismo che rimanderebbe secondo alcuni ai termini “simple”, “inexpensive” e “multilingual” computer (un Pc semplice, poliglotta ed economico).Si tratta di un dispositivo già presentato a livello di prototipo nel luglio del 2001 e in questi giorni finalmente lanciato in India con un prezzo al pubblico di circa 10 mila rupie, l’equivalente di 187 euro. Un Pda alternativo che vanta anche un primato: è il primo dispositivo digitale interamente sviluppato e prodotto in India.
Le funzionalità promesse da questo handheld agli utenti sono quelle tipiche degli apparecchi mobili multimediali di ultima generazione che stanno facendo furore sui mercati occidentali (e che cominciano, va detto, a sbucare anche altrove): accesso al Web, possibilità di inviare e ricevere e-mail, software integrato per gestire calendario e agenda, varie opzioni per ascoltare musica o visualizzare contenuti e infine un’apposita penna per scrivere appunti direttamente sullo schermo.
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Ideato tre anni fa da un gruppo di ricercatori dell’Istituto di scienza di Bangalore e più volte annunciato, il Simputer è rimasto fino a oggi nel limbo per lo scarso interesse dimostrato al progetto da parte dei locali produttori e operatori del mondo hi-tech. Dopo la lunga gestazione Bharat Electronics, società di proprietà del governo indiano, ha finalmente rotto gli indugi e sottoscritto l’accordo per produrre in volumi l’innovativo palmare, offrendo così alla popolazione uno strumento realmente accessibile per consultare le pagine Web grazie a un apposita formattazione basata su standard Iml (lo Information markup language sul quale fa leva anche l’interfaccia proprietaria “Malacca”) e per scrivere testi sia in inglese sia in alcune delle principali lingue native indiane (Hindi, Kannada e Tamil).
L’obiettivo è di raggiungere una vasta fascia di popolazione fino a oggi impossibilitata a entrare di diritto nell’era digitale, tanto che i responsabili di Pico Peta hanno annunciato di voler vendere almeno 50 mila Amida Simputer (questo il marchio commerciale del prodotto) nei prossimi 12 mesi.
Cos’è e come funziona
Amida Simputer verrà commercializzato in tre diverse versioni: il modello base, il primo a rendersi disponibile, è basato su un display monocromatico “touch screen” in bachelite da 3,8 pollici e su un processore a 206 Mhz. Può contare su 64 Mbyte di memoria e vanta come accessori integrati un microfono interno, due mini altoparlanti, due porte Usb e una a infrarossi, infine una batteria agli ioni di litio ricaricabile con sei/otto ore di autonomia. Le versioni avanzate del Simputer, destinate a utenti più evoluti costeranno cifre oscillanti fra le 12 mila e 150 e le 19 mila e 500 rupie, rispettivamente pari a circa 235 e 366 euro. Per quanto riguarda la dotazione software il dispositivo lavora con una versione ottimizzata di Linux, un browser proprietario per collegarsi a Internet attraverso una comune linea telefonica o in modalità wireless attraverso un telefono cellulare e un client di posta elettronica sviluppato ad hoc. Le altre funzionalità del Simputer riguardano infine un lettore Mp3 integrato, un player video, alcuni giochi precaricati e un software di base per gestire operazioni contabili.




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