Mandrake Linux 10.0, a prova di newbie
Un pinguino alla portata di tutti, principianti e utenti “domestici” compresi, liberamente scaricabile dal Web: un invito per chi è stanco di virus o degli alti costi di licenza, ma non è un esperto di distribuzioni desktopAppena uscita dall’amministrazione controllata, la francese Mandrake rilancia la propria offerta presentando Mandrake Linux 10.0, nome in codice Community.
Mandrake si è fatta conoscere al grande pubblico alcuni anni orsono, quando - installando la prima versione di Kde (uno degli ambienti grafici di Linux e Unix per antonomasia a prova di utente finale) su una distribuzione di chiara derivazione Red Hat - ha dato il “la” al filone di “Linux per tutti”, principianti compresi.
Stando alle cifre, nell’ultimo quinquennio lo strapotere Microsoft in ambiente desktop non è diminuito, né a fronte degli attacchi di Linux, né di MacOsX; tuttavia, i progressi qualitativi e funzionali di Linux (e di altri Unix aperti, ma questo è un altro discorso) in questo lasso di tempo si sono rivelati nel complesso superiori a quelli registrati in quel di Redmond e in casa di produttori di sistemi proprietari. Tanto superiori da indurre qualcuno a sostenere che il progresso sia stato conseguito con un travaso di tecnologie proprietarie Unix in Linux; ma anche questo è un off-topic.Mandrake Linux 10.0 è, insieme a Fedora di Red Hat, l’unica distribuzione dichiaratamente rivolta all’utente domestico liberamente scaricabile dal Web: SuSE, ad esempio, non mette a disposizione su Internet le immagini Iso dell’ultima distribuzione supportata, mentre Slackware o Debian, per contro, possono spaventare (e non poco) chi si avvicina a Linux per la prima volta.
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Oltre a questo, il sistema operativo non può che risentire (positivamente o no) dell’adozione di componenti di basso livello - che all’utente saranno in buona parte trasparenti - quali il kernel, le librerie C e il compilatore. Mandrake è la prima distribuzione ad adottare il kernel 2.6 di default (la realase precisa è la 2.6.3), accoppiato con le Glibc 2.3.3 con supporto nativo Ntpl (Native Posix Threads Library) che promette una miglioratà velocità e il compilatore Gcc 3.3.2.
Tutto ciò, insieme ad ottimizzazioni del codice per specifiche Cpu (Mandrake è disponibile per architetture i586 o superiori, vale a dire dal Pentium in su) rende la distribuzione molto veloce: intendiamoci, la via dell’ottimizzazione specifica porta a risultati inarrivabili (si taglia su misura di un sistema opeativo su misura di uno specifico elaboratore, guadagnando in performance e perdendo in flessibilità), ma Mandrake è un ottimo compromesso tra velocità complessiva e supporto hardware ad ampio spettro.
La routine di installazione di Mandrake 10.0 è decisamente ben realizzata: permette di ridimensionare partizioni Ntfs e Fat/Fat 32 per permettere di installare Linux in dual boot con altri sistemi operativi (nella maggior parte dei casi, con Windows). L’installazione può avvenire grazie ai tre Cd che costituiscono l’edizione per Internet (tutti e tre necessari), o da Rete: quest’ultima, che presuppone la creazione di un floppy di boot, è indicata per prove estemporanee ma richiede un briciolo di abilità supplementare.
Il rilevamento dell’hardware gode dei benefici derivanti da un kernel sicuramente pesante ma pressoché omnicomprensivo, oltre che di applicazioni specifiche correttamente aggiornate. Mandrake Linux 10.0, durante il nostro test, si è ben comportato con controller Ide Serial Ata di ultima generazione; stampanti che hanno messo a dura prova Cups (il sistema di stampa di default) ed è capitolato solo di fronte a una webcam Trust (subito rimpiazzata da una Creative Webcam Plus, correttamente riconosciuta) e a una scheda di acquisizione video Terratec Cinergy 600).
L’amministrazione di sistema è demandata a Mandrake Control Center, un componente che si ispira in alcune parti chiaramente a Windows e che, nei suoi menu di primo livello, permette di definire le modalità di avvio del sistema; analizzare e - in parte - configurare al volo l’hardware collegato; gestire i punti di mount; definire i collegamenti di rete (ma in maniera non ancora ottimale in termini di chiarezza, almeno per ciò che concerne i neofiti); richiamare permessi e impostare regole di firewall; definire impostazioni generiche del sistema e installare software.
Proprio quest’ultima caratteristica rappresenta il vero tallone d’Achille di Mandrake Linux 10.0: l’azienda francese sfrutta un sistema (urpmi) per la ricerca, l’aggiornamento e l’installazione di applicazioni - sia da Cd che da rete - ancora inferiore alle soluzioni di Red Hat (basate su yum) o Debian (apt), pur garantendo anch’esso la risoluzione automatica delle dipendenze. Linux è un sistema operativo che ha nelle funzioni di rete le ragioni stesse della propria esistenza; mortificarlo con un numero di mirror non all’altezza e un sistema di ricerca degli stessi quanto mai macchinoso rischia di bruciare in partenza un buon lavoro, quale quello dei tecnici francesi.
Duole, insomma, constatare che sia più facile aggiornare o ampliare un sistema operativo “esoterico” (ma sarà poi vero?) quale FreeBSD od ostico quale Debian Linux di quanto accada con Mandrake (che, ironia della sorte, si rivolge ai neofiti - e lo fa con successo sotto molti punti di vista).
L’interfaccia utente è qui demandata all’ambiente grafico Kde 3.2 (prescelto nel caso di installazione standard) o a Gnome 2.4: non manca la possibilità di optare per window manager più leggeri quali Xfce o, al limite, Blackbox. Ma è indubbio che siano i primi due a fornire al newbie quella sensazione di controllo di cui essi hanno bisogno, a fronte di un’ingente richiesta di risorse macchina.
Kde 3.2 è leggermente personalizzato da Mandrake sia nel tema (Galaxy 2, che tende ad uniformarne l’aspetto con quello di Gnome, così come accaduto con Galaxy di Mandrake 9.x e BlueCurve di Red Hat 9 e Fedora) che nei menu applicativi. Il risultato è di rilievo: non c’è rischio di perdersi tra una pletora di applicazioni, ma nemmeno di rimpiangerne qualcuna indispensabile. L’unica lamentela riguarda gli strumenti di amministrazione, raggiungibili dopo aver girovagato un po’ tra i sottomenu. Ma, obiettivamente, vi si fa presto l’abitudine.
Le applicazioni sono molteplici, sia sul lato workstation che sul lato server (che, almeno sulla carta, dovrebbe essere quello meno usato di Mandrake 10.0 Community).
Tra le prime, a quelle di minor portata che compongono le suite di Kde e Gnome, si affiancano la suite per produttività OpenOffice 1.1; il browser Web Mozilla 1.6 (da integrare con i vari plugin: non è il massimo per una distribuzione desktop) ed il clone di Microsoft Outlook, Ximian Evolution 1.4. Sul fronte multimedia, se c’è da lamentare la mancanza di Mplayer (noi l’abbiamo compilato in pochi minuti, ma non è pensabile che possa farlo l’utente target di Mandrake 10.0), si segnala la presenza di Kdenlive per il video editing avanzato; Tvtime per l’interfacciamento con schede Tv, e un obsoleto The Gimp 1.2 per il fotoritocco; alla masterizzazione di Cd e Dvd pensano alcune applicazioni, tra cui la spettacolare (e pesante) K3b. Nella norma le applicazioni server.
Nell’ottica di Linux, la dotazione è buona ma non eccelsa, con qualche discrepanza sul multimedia, dove si alternano vere e proprie chicche a lacune vistose; ma - nel paragone con Windows in termine di completezza del software a corredo - Mandrake esce vincente di molti ordini di grandezza.
Infine, la stabilità del sistema non può essere valutata se non ricordando la natura di Mandrake 10.0 Community. Quest’ultima è una versione dichiaratamente di sviluppo, che aprirà la via al ramo stabile della distribuzione e che è previsto tra circa un mese. Chi usa Mandrake 10.0 Community, in un certo senso, è una specie di beta tester per il Linux che sarà (secondo Mandrake, ovviamente).
Durante la nostra presa di contatto, ci siamo imbattuti in più di un bug funzionale, relativo alle applicazioni più complesse o giovani di Kde 3.2 (un esempio? Basta provare ad aggiungere una nota in Kontact, ovvero il groupware di Kde), ma spesso ci capita di sognare versioni di Windows con la stessa stabilità di questo Linux non ancora “definitivo”.
Vale la pena, in ultima analisi, di impiegare almeno nove ore (questo è il tempo richiesto per le tre immagini Iso da una normale Adsl a 640 kbps) del proprio tempo per scaricare i tre Cd che costituiscono Linux Mandrake 10.0 Community? Se si è già affezionati a Linux o al mondo Unix, diremmo di no. Ma - se si è stanchi di virus e worm o di costi di licenza e si vuole un approccio morbido con l’alternativa di Linux - la scelta è quasi obbligata.




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