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Software sottocosto anche in Russia
Negli ultimi anni Aleksej Nikolaevskij ha avuto i suoi bei problemi. Nel 1991 lavorava a Mosca come programmatore per alcune banche russe. Poi la crisi economica lo ha indotto a trasferirsi negli Stati Uniti dove, per due anni, è stato impiegato in una piccola azienda di software del Texas. Lo scoppio della bolla tecnologica lo ha costretto a tornare in Russia, ma non è stato un problema. L’ottima preparazione degli informatici russi e il basso costo del lavoro hanno spinto molte compagnie europee a investire nel settore. La lista dei clienti delle imprese russe di software si allunga ogni giorno e aumentano quindi le opportunità di lavoro per tecnici come Aleksej, che oggi guida un gruppo di programmatori alla Luxoft, il maggiore produttore di software del paese. Gli affari vanno a gonfie vele, ma il futuro non è roseo. Nei prossimi anni si farà sentire la concorrenza dei paesi asiatici, soprattutto la Cina e le Filippine. Il sistema dell’outsourcing, l’appalto esterno dei servizi o della costruzione di componenti meccaniche, è redditizio ma dovrebbe essere accompagnato da regole di mercato che in Russia non ci sono. I programmatori russi hanno chiesto al governo di intervenire prima che sia troppo tardi.
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