Mp3.com, Trusonic, Garageband: a volte ritornano
Una lente puntata sulle vicende che coinvolgono la musica on line: l’appuntamento quindicinale di MyTech con l’altra faccia della Rete, quella che suona. E che ascoltaNulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma: niente di più vero nel mutevole mondo di Internet e ancor più nel circo della musica digitale. A fine 2003 avevamo prima pianto la fine di quel museo “museo digitale” che era il server Mp3.com con tutta una serie di complicati retroscena e poi assistito alla sua trasformazione nel database (ancora ampiamente inutilizzato) del servizio “business” Trusonic.com. In un periodo relativamente tranquillo, la notizia della possibilità di un ritorno massiccio di parte di quel prezioso catalogo a disposizione degli utenti della Rete è giunta come un fulmine a ciel sereno.
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Vediamo i dettagli: in pratica i contenuti del vecchio server, oltre a restare a disposizione di Trusonic, sono stati riversati in Garageband.com. Gli artisti un tempo presenti in Mp3.com possono riesumare le vecchie password e user id e riutilizzare il vecchio materiale (con una sorta di “transfer” in differita per i file audio, mentre i contenuti testuali sono disponibili all’istante). Ogni artista può diffondere gratuitamente fino a tre brani e con somme una tantum, tutto sommato abbordabili, si può aumentare il numero di brani fino a 25 oppure eliminare del tutto il limite massimo. Le tariffe sono più economiche di quelle a suo tempo proposte dal servizio “premium” di Mp3.com (che però consentiva di partecipare alla ripartizione di utili).
L’operazione non è priva di problemi: a parte il fatto che gli artisti dovranno aspettare per una settimana circa per il trasferimento effettivo dei brani musicali, il materiale testuale importato in automatico presenta qualche errore o qualche interpretazione “creativa” da parte di Garageband. Così, per dirne una, le sigle delle province italiane come “MI” e “PE” inserite da alcuni artisti in Mp3.com vengono tradotte in località del tipo “Milano, Michigan” o “Prince Edward island”.
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Tra le altre caratteristiche del servizio: per il momento non sono ammesse cover, ed è proibito l’inserimento di materiale classificabile come “pornografico” (e ciò esclude dal nuovo servizio una sezione un tempo piuttosto ampia di artisti autodefinitisi “adult” o “reality” nel vecchio Mp3.com).
Appare comunque curioso il coinvolgimento in una operazione così rilevante di Garageband.com: finora un sito piuttosto anonimo, nonostante la presenza da diverso tempo in Rete; sito tra l’altro fondato da Jerry Harrison dei Talking Heads nel 1999 e sopravvissuto per miracolo alla grande crisi degli ultimi anni solo grazie all’intervento dei propri dipendenti che dopo una prima chiusura nel 2002 ne avevano ripreso le redini. Nell‘“Advisory Board” siedono numerosi grandi nomi del mondo della musica, su tutti Sir George Martin, il cui nome è indissolubilmente legato alla carriera dei Beatles. Eppure, dal punto di vista economico, la società per propria ammissione risulta tuttora in perdita.
Chiudiamo con una piccola provocazione: a quanto una bella causa Garageband/Apple per l’uso del nome “GarageBand” in un software musicale incluso nel pacchetto iLife?




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