Computer Discount si fa in due per contrastare la Gdo/Gds
Se è la grande distribuzione l’avversario da battere, capace com’è di attrarre le più disparate tipologie di clienti, la strada da percorrere è quella della specializzazione. Cdc e le sue vetrine l’hanno intrapresa da tempo e ora tirano qualche sommaLe catene It italiane ricordano purtroppo i piccoli indiani del racconto di Agatha Christie. Cominciano a restarne davvero poche, e dietro alle insegne facenti capo a Cdc, che ancor oggi si conferma leader complessiva del mercato informatico nazionale, si muovono nomi (quasi) impensati sino a pochi anni fa. Media World, Trony e Unieuro, tanto per citarne qualcuno.
Sono in molti a soffrire (o a estinguersi), ma né il marchio pisano né i suoi punti vendita Computer Discount possono gioirne. La concorrenza della Gds e della Gdo è spietata; inventarsi qualcosa per farvi fronte in maniera efficace è un obbligo. La storica catena ci prova.
Come? Sulla scia di tre incisivi ritornelli. L’esclusività, innanzitutto, a indicare che i negozi del gruppo debbono diventare luoghi dove i clienti possano vedere, e soprattutto provare, qualcosa di diverso, di speciale. A seguire, il valore del marchio, che deve continuare a essere percepito come garanzia di esperienza e qualità. La specializzazione, infine, assicurata dalla presenza di personale competente, in grado di trasformare la semplice visita a una vetrina in “un’esperienza d’acquisto davvero coinvolgente”, così come la vorrebbero i portavoce societari.
Una specializzazione che è possibile declinare in due modi. Piazzandosi sotto l’ombrello di “Cd pixel”, l’etichetta riservata ai sinora 72 rivenditori certificatisi come esperti della fotografia digitale; oppure studiando da “Business specialist” (sono oggi 62) per cercare di concorrere nelle arene infuocate della piccola-media impresa e del Soho, con le quali Cdc/Computer Discount ha scelto di interfacciarsi con più forza a partire dallo scorso anno.
Quale che sia il ramo scelto, gli specialisti dovranno innanzitutto affrontare un ciclo obbligatorio di corsi, perché la formazione è naturalmente essenziale in una strategia di questo genere. Dovranno essere abituati a trattare “una gamma specifica di soluzioni” e in grado di garantire i fatidici servizi, ma accanto ai loro magazzini e scaffali dovrà necessariamente trovar posto una sala demo. Perché i clienti, si è visto, debbono esser messi in condizione di toccare con mano i prodotti esposti.
Si tratta di requisiti tanto stringenti da limitare sin da principio il novero dei potenziali Business o Pixel-specialist. Questo non sembra tuttavia preoccupare più di tanto il pioniere dell’hi-tech nostrana, i cui vertici paiono anzi ben consci della necessità di qualche sacrificio. A richiederne, è in primo luogo il mercato.




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