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File swapping: illegalità in calo, o nascosta meglio

Scritto da Roberto Carminati

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A breve distanza dalla sua più recente ricerca Pew Internet & american life project pubblica i risultati di un sondaggio sul download audio e video dalla Rete. I suoi numeri vengono accettati come prova di validità delle strategie targate Riaa & Co.
Dopo circa cinque mesi dalla sua ultima incursione nel mondo della condivisione (illegale) di musica e video, Pew torna sul luogo del delitto e lo scopre - forse - molto cambiato.
Fra gennaio e marzo di quest’anno, dopo aver chiuso un’analoga inchiesta nel dicembre del 2003, l’organizzazione no-profit ha intervistato telefonicamente 1.371 cittadini statunitensi per scoprire quale fosse la loro posizione in materia di file sharing e se sul loro atteggiamento in merito avessero in qualche modo pesato le recenti azioni legali intraprese fra contraddizioni e polemiche da Riaa (come dai suoi corrispettivi in Italia, in Europa, nel mondo).
Apparentemente, le quasi 2.000 denunce (532 registrate solo a marzo) spiccate dall’Associazione dei discografici hanno sortito l’esito sperato.

Pro o contro il file sharing?
» Tutto sullo scambio on line
Pew nota infatti come il 14% degli interpellati si sia detto dedito allo scaricamento “in passato” ma di avere abbandonato l’abitudine allo stesso modo in cui si smetterebbe con le sigarette o col caffè. Espanso su scala nazionale, il dato vuol dire che ben 17 milioni di americani sostengono di aver chiuso con lo swapping.
Fra questi, quasi sei milioni sarebbero stati convinti a perdere il vizio proprio dai persuasivi messaggi della Recording industry association mentre le stesse applicazioni restrittive delle norme sul diritto di copia avrebbero già avuto un impatto “positivo” su un 60% di utenti Web che dichiarano di non aver mai frequentato Napster e i suoi emuli e di non essere affatto intenzionati a farlo in futuro.
Se inoltre lo scorso dicembre era soltanto il 27% dei navigatori a dire che il timore di conseguenze legali li aveva trattenuti dallo scaricare materiale in eccesso, ebbene questa percentuale si è impennata, in soli tre mesi, di oltre 10 punti (38%).

Al di là dell’indice di gradimento presumibilmente basso guadagnato sin qui dalle visite dell’Fbi alle abitazioni degli swapper, dietro le cifre riportate da Pew c’è con ogni probabilità dell’altro. C’è per esempio la buona prestazione complessiva dei servizi legali a pagamento.
I sei siti più popolari hanno ottenuto più di 11 milioni di contatti lo scorso marzo, oltre 5 milioni dei quali attribuibili a Musicmatch. Il terzo in graduatoria, Itunes, gode attualmente di 2 milioni e 300 mila aficionado, un milione di questi unitosi alla compagnia fra l’ottobre 2003 e oggi.
Altre notizie positive per i padroni delle note vengono dal tracollo del colosso Kazaa, paradiso degli scambisti che a cavallo tra il novembre dello scorso anno e il febbraio del 2004 ha perduto qualcosa come 5 milioni di utenti.

Un ulteriore sguardo alle analisi di Pew offre tuttavia qualche spunto di riflessione. Intanto, nonostante il braccio della legge stia colpendo - o preparandosi a colpire - anche gli utenti di file video, la percentuale dei loro appassionati downloader pare in crescita. Erano il 13% dei rispondenti a novembre-dicembre, il 15% oggi. A seguire: se è vero che Kazaa crolla fragorosamente, pur vero è che altri “piccoli Kazaa crescono”. Non hanno accusato alcun decremento di popolarità e hanno invece accresciuta la propria audience di qualche centinaio di migliaia di ascoltatori i piccoli E-mule e Bit Torrent, forse sottoposti a una sorveglianza meno rigida. Infine: pur con qualche preoccupazione in più in materia di copyright (il numero dei sensibilizzati al problema è aumentato del 10% rispetto al maggio 2003) gli scaricatori si sono moltiplicati e a paragone con la fine dell’anno scorso (erano 18 milioni) sono adesso 5 milioni in più. Tutti operanti nel massimo rispetto di Riaa? Mah.

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