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Symantec prova a prendere per mano Pollicino

Scritto da Roberto Carminati

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Il produttore di soluzioni per la sicurezza si impegna in un progetto per la navigazione sicura dei minori, affiancato da un’associazione internazionale di criminologia e dalle forze dell’ordine. Per aumentare la consapevolezza di ragazzi e famiglie
Internet sì, ma con moderazione e sotto l’occhio vigile della famiglia. Questo uno dei primi precetti che Symantec e Icaa (Associazione internazionale per l’analisi del crimine) adotterebbero per proteggere i minori dai molteplici pericoli di una navigazione senza filtro. Pericoli fra i quali spicca naturalmente e tristemente la possibilità di adescamento da parte di malintenzionati e criminali, soliti infiltrarsi soprattutto nelle chat line.
Per identificare però con precisione quali siano le zone d’ombra entro le quali bambini e adolescenti risultino più esposti al rischio-pedofilia e per valutare la percezione esistente presso gli stessi soggetti di una simile minaccia, il produttore e l’organizzazione hanno dato vita al progetto Cirp. L’acronimo sta per Child Internet risk perception e battezza un’iniziativa patrocinata anche dal Ministero delle comunicazioni, dal Servizio Polizia postale e delle comunicazioni e dal Consiglio regionale del Lazio.
Altra sigla di rilievo, Irpq. Descrive l’Internet risk perception questionnaire che gli attori coinvolti hanno utilizzato per conoscere quali siano gli strumenti e gli scopi della navigazione da parte dei più piccoli; e per comprendere quali siano le loro reazioni di fronte a contenuti scabrosi, di fronte infine al manifestarsi degli orchi o dei potenziali tali.
Il questionario è stato sottoposto tramite personale Icaa a 5.000 individui fra gli 8 e i 13 anni di età nelle scuole di otto grossi centri della Penisola. Rispettivamente 500 e 250 sono stati invece i genitori e gli insegnanti che hanno acconsentito a rispondere a un succinto test sul controllo di figli e alunni on line.

Minori nella Rete
Il successo di Internet fra i giovanissimi è indubbio. Dichiara di farne uso il 77%, soprattutto per studiare (79%) o per svago, ma con un significativo 13% per il quale si tratta soprattutto di uno strumento adatto a “parlare con gli altri”.
A una domanda con possibilità di risposta multipla sui servizi utilizzati un 23% di ragazzi dà infatti la propria preferenza alle chat: “L’ambito di rischio maggiore”, lo ha definito il responsabile Icaa Marco Strano, puntando altresì l’indice su quel 10% di rispondenti che dichiara di navigare preferibilmente fra le 22 e le 24 o su quel 27% che sostiene di avere libero accesso al Web senza la sorveglianza dei genitori (attenzione: il 47% la subisce “qualche volta” e solo il 26% “sempre”).
Imbattersi in contenuti pornografici è semplice: succede al 52% degli 8-13enni e il 24% li affronta - è il parere di Strano - “con una curiosità sessuale che va presa in considerazione senza pregiudizi per elaborare efficaci strategie di prevenzione”.
A viso aperto bisogna anche affrontare i contatti con la pedofilia. Ne hanno avuti in 13 su 100 (dato “decisamente rilevante”); il 15,3 li ha vissuti con curiosità e il 7,6% ne è stato attratto. Chi dice di non aver provato “nulla di particolare” è talvolta a rischio, perché secondo Strano potrebbe non ritenere il fatto degno di essere raccontato.
Ne parla infatti con i genitori solo il 30% e chi decide di tacere lo fa per motivi a volte inquietanti. Per via di una “generica valutazione positiva dell’esperienza” (25%), per vergogna (16,6) oppure perché (33,5) i genitori non sarebbero “in grado di capire”. Infine - il dato più pericoloso - perché vincolati in qualche modo dalla promessa di mantenere il segreto (8,3%).

Sorveglianti da addestrare
Dal questionario per gli alunni viene una descrizione accurata dell’atteggiamento psicologico verso Internet e i suoi meno raccomandabili abitanti. Da quello sottoposto a insegnanti e genitori fuoriescono invece allarmanti numeri sulle reali capacità di effettuare un valido controllo sulle frequentazioni virtuali dei minori.
I docenti conoscono la Rete nel 100% dei casi e per il 92% ne sono habitué. Circa la metà (48%) non ha mai ricevuto però formazione specifica sul surfing e - quel ch’è peggio - oltre i tre quarti non ne ha mai ricevuta sulla pedofilia. Il 92% si ritiene tuttavia a conoscenza dei rischi di Internet e l‘80 pensa di poter offrire informazioni esaurienti in proposito.
Più desolante il quadro delle famiglie, dove un 10% di rispondenti non sa neppure come il Net funzioni e il 32% non lo ha mai usato. Dove le informazioni offerte ai figli in tema di pedofilia sono poche (ne dà solo il 66% dei nuclei interpellati) e le spiegazioni richieste (28%) ancora meno.
Dove - immagine retorica ma ahinoi veritiera - il Pc connesso si sostituisce spesso alla baby sitter. Il 58% dei padri e delle madri non esercita alcuna funzione di monitoraggio sulla navigazione dei minorenni e solo il 24% ne svolge “sempre”.
Anche perché i computer si trovano sovente in luoghi tutt’altro che strategici per l’esercizio di un ruolo da sentinella. Nella stanza dei figli, dicono 36 famiglie su 100. In 38 su 100 lo hanno invece piazzato “nello studio di un genitore”. Ben nascosto, in ogni caso.

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