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Privacy, il corpo e la mente

Corpo colonizzato

Ancora un allarme dal Garante della Privacy, Stefano Rodotà, nella relazione annuale sull’attività dell’Authority: le etichette elettroniche, i chip sotto la pelle, i dati biometrici, estendono le preoccupazioni per le tecnologie che minacciano riservatezza e libertà. Il ministro Stanca: allarme eccessivo Networked person

Secondo il garante, dalla persona ‘scrutata’ con la video sorveglianza e le tecniche biometriche si può passare a una persona ‘modificata’ per mezzo di chip ed etichette intelligenti”: una “networked person” in grado di emettere impulsi che consentono di rintracciare movimenti, abitudini, contatti Fonte di informazioni

“Il corpo in sé - prosegue il garante - sta diventando una password. La fisicità prende il posto delle astratte parole chiave, sostituite da impronte digitali, geometria della mano o delle dita o dell’orecchio, iride, retina, tratti del volto, odori, voce, firma, Dna” Privacy International: attenti a Gmail!

Privacy International ha preparato un rapporto per le autorità di protezione della privacy di vari paesi oltre alla Commissione europea e al Data Protection Working Group della Commissione, relativo al servizio di Web mail di Google, Gmail, criticato per l’uso che fa dei dati personali Non dimentichiamo lo spamming!

Sono sempre attive le minacce tradizionali alla riservatezza nell’uso della Rete, per esempio lo spamming. Rodotà, a settembre: «se questa attività, specie se sistematica, è effettuata a fini di profitto si viola anche una norma penale e il fatto può essere denunciato all’autorità giudiziaria» Attenti ai cellulari

Nella relazione dello scorso anno, inoltre, Rodotà aveva sottolineato anche i pericoli di raccolta di informazioni attraverso i telefoni cellulari Un altro Patriot Act

Intanto negli Stati Uniti si riaccende la discussione in merito al Patriot Act e alle conseguenze dei provvedimenti previsti, in materia di violazione dei dati personali. Il presidente intanto si sente autorizzato a chiedere un ulteriore inasprimento: l’allarme dei difensori dei diritti civili

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