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Furbo chi legge, ai tempi del blog

Scritto da Edoardo Dezani

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Spuntano libri on line che hanno un ciclo di vita simile a quello del software, scrittori blogger (e blogger scrittori): un viaggio tra le nuove tendenze della Rete, a partire dal caso Labranca
La diffusione dei blog ha rappresentato, in Italia e nel mondo, un’esplicitazione delle teorie anni ‘70 di Marshall Mc Luhan (“il mezzo è il messaggio”) e Andy Warhol (“tutti possiamo essere famosi per quindici minuti”): attraverso i blog è infatti nato un nuovo genere letterario fortemente caratterizzato dalla piattaforma tecnologica, sia per quanto riguarda l’immediatezza e la diffusione (i tempi di pubblicazione e i costi di distribuzione sono nulli rispetto a un libro), sia per quanto riguarda la forma (date le caratteristiche dell’interfaccia, i testi su Internet tendono alla brevità, ricordando la concisione dei pensieri in forma di diario dello Zibaldone di Leopardi).

Blog e letteratura L’assenza di barriere all’ingresso ha pertanto fatto cadere la divisione tra quelli che Tiziano Scarpa ha definito Autori Autorizzati e tutti coloro che invece si cimentano con l’arte di scrivere solo per diletto: ormai è sicuramente più letto un autore di blog come Personalità Confusa, un impiegato milanese che scrive i suoi post nelle pause di lavoro e riceve almeno 1.000 visite al giorno, rispetto a un romanzo di uno scrittore mediamente affermato, che può dirsi fortunato se riesce a vendere 10.000 copie durante tutta la vita utile del libro nelle librerie.

E se da un lato gran parte dei blogger sognano di sfruttare i loro blog per fregiarsi a loro volta del titolo di Autori Autorizzati dalle case editrici (tra i blogger diventati scrittori grazie al successo del blog, La Pizia con il libro ovviamente intitolato Mondo Blog), altre volte sono gli scrittori già affermati a tentare di adattarsi al nuovo mezzo: fra i primi ad averci provato è sicuramente da citare Francesca Mazzuccato, che dalla sua esperienza ha tratto poi il libro Diario di una blogger, mentre da pochi giorni proprio uno degli scrittori più idolatrati e imitati (fino al manierismo) nella blogosfera, Enrico Brizzi, ha aperto il suo blog ufficiale.

Ma se per la maggior parte degli scrittori italiani utilizzare Internet è spesso l’effetto di un’affannosa rincorsa nel tentativo di comunicare con il pubblico (molto affannosa, nel caso per esempio dello scrittore Alberto Bevilacqua, che nel suo sito non prevede nemmeno la possibilità di inviargli un’e-mail), in alcuni casi il mondo Internet e delle nuove tecnologie si è rivelato essere una modalità di fruizione dell’opera ma anche d’ispirazione, come nel caso di Tommaso Labranca, lo scrittore teorico del Trash e del Neoproletariato, famoso anche per le sue partecipazioni alla trasmissione Anima Mia di Fabio Fazio.

Labranca infatti, per ovviare alle difficoltà di reperire alcuni suoi titoli attraverso i normali circuiti editoriali, ha deciso di fondare una casa editrice on line per distribuire i suoi libri gratuitamente: dall’inizio di aprile collegandosi al sito è possibile scaricare in formato .pdf il primo libro Andy Warhol era un coatto, cui seguiranno nei prossimi mesi Estasi Del Pecoreccio, Chaltron Hescon - Director’s Cut e Neoproletariato.

La scelta di Labranca battezza una modalità di fruizione di opere dell’ingegno (la normativa attualmente accomuna sotto questa definizione, tutelandole analogamente, sia le opere letterarie che il software) a metà tra l’abandonware e l’open source: come nell’abandonware il titolare del copyright rinuncia al diritto d’autore non potendo più averne un ritorno economico significativo, ma in questo caso non si tratta di prodotti ormai obsoleti, ma ancora ben attuali, come capita nell’open source.

Peraltro tutto il ciclo di vita della produzione letteraria di Labranca assomiglia al ciclo di vita del software: i brani di cui si compongono i suoi libri sono a volte esposti in forma embrionale sul suo blog e sottoposti a una sorta di test da parte dei navigatori, poi assemblati nei libri (i vari brani di cui si compongono i suoi libri sono caratterizzati da una modularità che permette una lettura non necessariamente legata all’ordine di pubblicazione, e i titoli dei capitoli richiamano il concetto di evoluzione del discorso per release successive, come Hunko no yama 1.0 e 2.0 in Neoproletariato) in versione cartacea, e infine rieditati dall’autore per la versione on line (come succederà per Chaltron Hescon - Director’s cut, che sul sito sarà diversa da quella pubblicata da Einaudi) oppure, come appunto un software open source, messi a disposizione di altri autori che potranno rielaborarli (come successo per Labranca remix).

Anche nei contenuti, per meglio descrivere la nostra epoca di (presunta) modernità tecnologica, il flusso della scrittura di Labranca evoca il senso di serendipity tipica della navigazione in Internet, attraverso l’inclusione di fonti eterogenee che vanno dai videogiochi (significativo nel libro Chaltron Hescon il reverse engineering di videogames famosi al fine di crearne nuove versioni quali Doom Culture II, Resident Writer, Fofi ‘98 e Sim Strega 2000) alla televisione, ai fumetti e alla musica, il tutto per descrivere uno dei temi ricorrenti della sua opera: l’evoluzione/involuzione dell’operaio/proletario in addetto di call-center/neoproletario, la perdita delle proprie radici da parte dei cosiddetti “schiavi bianchi” che al posto del tornio hanno un applicativo Cti (Computer telephony integration), e sono pagati a cottimo in base alle telefonate, proprio come il personaggio interpretato da Gianmaria Volonté era pagato in base al numero di bulloni prodotti in La classe operaia va in paradiso.

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