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Impronte digitali ai richiedenti asilo: un successo, dice Ue

BRUXELLES (Reuters) - Prendere le impronte digitali a chi chiede asilo ha rivelato l’esistenza di migliaia di richieste irregolari. Lo ha reso noto la Commissione Europea.

I paesi dell’Ue discuteranno alla fine di quest’anno se fare uso delle impronte digitali a chi chiede asilo come misura nella lotta contro il terrorismo, un’operazione che ha il sostegno della Germania ma che probabilmente riceverà l’opposizione di alcuni degli stati membri dell’Unione, dell’Europarlamento e dei gruppi per la tutela dei diritti.

Dal gennaio 2003, i paesi europei hanno preso le impronte digitali ai rifugiati, richiedenti asilo nell’Unione, registrandoli nel database Eurodac per garantire che questi non facesso richiesta di asilo in più di uno stato europeo.

L’esecutivo Ue ha fatto sapere che Eurodac ha scoperto che oltre 17.000 persone —il 7% delle 246.902 registrate nel 2003 — tentava di ottenere asilo in diversi stati membri.

Questa cifra probabilmente è destinata ad aumentare con l’uso crescente del sistema di richiesta di asilo ma si riequilibrerà non appena i richiedenti asilo realizzeranno che esiste Eurodac, ha dichiarato uno dei creatori del database, Frank Paul dalla direzione generale di Giustizia e Affari Interni.

“I richiedenti asilo più svegli sanno… che non ha senso tentare di riempire più moduli di richiesta perché saranno scoperti e quelli meno svegli faranno comunque un tentativo”, ha commentato Paul.

Solo le autorità nazionali che ricevono richiesta d’asilo, hanno accesso al database europeo Eurodac e il sistema non può essere utilizzato dalla polizia e dalle forze dell’ordine nell’ambito delle loro indagini.

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