Bluetooth è diventato grande e guida l’automobile
Un nome accattivante, la diffusione ampia di telefoni integrati e la sua comodità hanno contribuito a trasformare l’unione fra la nota tecnologia senza fili e l’automotive in un matrimonio fortunato, duraturo e col passar del tempo meno onerosoLa piacevole sintonia che il mondo dell’auto sembra aver trovato con la tecnologia Bluetooth non è un fatto dell’ultim’ora ma fa ugualmente notizia per il costante aumento della sua intensità, in un crescendo che in pochissimi erano stati in grado di valutare nel momento in cui lo standard fece la sua comparsa e in quelli successivi in cui la sua presenza comincio a estendersi nei vari comparti del mobile.
Dall’arrivo dei primi modelli di vetture che offrono il “dente blu” come se si trattasse di un accessorio di serie non diverso dal tergilunotto o dall’airbag, il settore cosiddetto “automotive” ha cominciato a rappresentare uno dei terreni potenzialmente più floridi relativamente alla domanda di una simile tecnologia. Lo dimostra il fatto che l’opzione comprendente il noto standard senza fili non riguarda più le sole quattroruote di fascia (molto) alta, bensì pure auto ben più abbordabili dal punto di vista dei costi. Ne siano esempio quella Toyota Yaris che è disponibile anche in una linea battezzata, esplicitamente, Bluetooth, e la recente Renault Clio/Nokia.
Secondo le rilevazioni più recenti la quantità circolante di prodotti che supportano Bluetooth - i cosiddetti Personal mobile gateway o Pmg - è destinata a essere soggetta a un incremento di 60 punti percentuali da qui al 2008.
Il contributo a questa impennata è stato fornito principalmente da quella manciata di aspetti che hanno avuto il merito di incentivare la familiarità nei suoi confronti.
Quali? Il nome, innanzitutto. Anche senza chiamare in causa un semiologo, è infatti facilmente comprensibile come un nome molto poco tecnologico e in più semplice ed evocativo quale è Bluetooth abbia molte più probabilità di diffondersi nel parlato delle persone.
Di per sé non è certo una formula magica, ma nel mondo dell’auto, eterogeneo per definizione, risulta comunque più efficace di una cifra, una sigla, un acronimo o un mix tra tutto questo.
Altro fattore di una certa rilevanza è stata ovviamente la notevole diffusione della telefonia mobile. Una porzione sempre più ampia del parco circolante di telefoni, smartphone, e palmari integra Bluetooth per il collegamento a corto raggio con gli accessori (cuffie e auricolari in primo piano), con le periferiche e anche per la comunicazione tra dispositivi stessi.
Fatto sta che nell’abitacolo su quattro ruote, lo standard ci è ormai entrato a pieno titolo. E probabilmente il punto del non ritorno può dirsi largamente oltrepassato. I vantaggi principali che saprà offrire saranno misurabili in termini di praticità, ma soprattutto di sicurezza.
Guardando all’esistente, le vetture equipaggiate per esempio con i sistemi vivavoce “marchiati” Bluetooth permettono ai loro conducenti di effettuare e ricevere le chiamate con il loro dispositivo cellulare attraverso comandi vocali e quindi senza dover togliere le mani dal volante né distogliere l’attenzione dalla guida.
Sarà l’automobile stessa a riconoscere la presenza di un cellulare Bluetooth al suo interno (che potrà tranquillamente rimanere posizionato nella tasca del possessore) e a svolgere le necessarie operazioni perché l’audio sia automaticamente trasferito alle casse dell’impianto stereo riducendone il volume in caso di telefonata entrante o in uscita.




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