Il file sharing trasloca: su Internet 2 c’è spazio per tutti
Dalle stanze dei campus statunitensi una proposta che mette il network telematico di seconda generazione alla portata dei comuni mortali e la sua vasta quantità di banda inutilizzata al servizio dello scambio di materiali on line. Arriva I2hubTra sperimentazioni scientifiche e clamorosi record di velocità trasmissiva, talvolta su Internet 2 accadono anche cose un po’ più vicine alla routine online dei comuni mortali.
Nella fattispecie, si tratta di studenti. Quelli che a migliaia, sparsi per le sedi universitarie di tutto il mondo, hanno dato vita alla community che ruota intorno al sito I2hub. I2, come si può facilmente intuire, è la formula breve per identificare il network mondiale di seconda generazione, mentre il termine “hub” sta per elemento aggregante.
In questo caso, a catalizzare l’attenzione degli studenti nei confronti di Internet 2 è la voglia di condividere file sfruttando a fondo l’ampiezza del cavo di trasmissione che caratterizza l’infrastruttura. Uno scambio di musica, di film e di software di ogni genere a velocità elevatissime, in altre parole. Anche quando il peso fisico dei materiali sarebbe proibitivo per un’infrastruttura broadband tradizionale.
| Pro o contro il file sharing? |
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Giunta alle sensibilissime orecchie delle potenti lobby dell’industria dell’entertainment, questa forma estrema e rivoluzionaria di file-sharing ha sollevato immediatamente un gran polverone mediatico. Le preoccupazioni di Riaa, Mpaa e compagnia cantante (è il caso di dirlo) non riguardano tanto il caso specifico, che per quanto si estenda rimane comunque circoscritto, quanto le possibili ripercussioni future.
Se la diffusione della larga banda, pensano i tutori dell’ordine mondiale della circolazione delle idee, ha prodotto un’impennata della pirateria multimediale, che cosa accadrà quando le sperimentazioni sull’Internet 2 usciranno dai laboratori per diventare patrimonio delle masse?
Da un punto di vista strettamente tecnologico, il network I2hub si basa su una porzione del software open source P2p Direct Connect, il cui meccanismo di funzionamento è simile a quello del primo Napster.
Quindi, le richieste di materiale lanciate dagli utenti-studenti dai Pc nelle loro stanze e laboratori giungono tutte a un server centrale che provvederà poi a smistarle e a trovare la via più rapida ed efficiente per soddisfarle. La variante sviluppata dagli animatori della comunità è stata modificata in modo tale da essere in grado di limitare il traffico al solo iper-network.




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