Gentili utenti vi informiamo che il team di MyTech si è spostato sul canale Hitech & Scienza di Panorama.it

      non hai uno username? regìstrati   /   recupera la password

apple / google / microsoft
unmapped

L’Europa vuole i brevetti software all’americana

Scritto da Alessandro Lubello

europa_software_b.jpg
Il Consiglio sulla Competitività annulla gli emendamenti approvati dal parlamento di Strasburgo in settembre e sposa il modello statunitense. Vittoria delle lobby guidate dalla grandi case di informatica. Il malumore del ministro Stanca
Il Consiglio europeo sulla competitività si è espresso ieri sulla direttiva che riguarda la brevettabilità dei software, approvata lo scorso settembre dal Parlamento europeo (Pe). L’organo, che vedeva presenti per l’Italia il ministro dell’Industria Antonio Marzano, quello per le Politiche Europee Rocco Buttiglione e Letizia Moratti per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca, ha ritirato parte delle modifiche che erano state imposte da Strasburgo alla proposta originaria e che restringevano la possibilità di brevettare i software.

Brevetti e software
» Tutto chiuso
La direttiva tornerà al Pe per un ulteriore voto, previsto dopo l’estate. I deputati avranno la possibilità di reintrodurre le previsioni eliminate, ma secondo gli osservatori il percorso della legge sarà lungo e accidentato. Se Strasburgo riuscirà a modificare il provvedimento, il Consiglio avrà diritto a una seconda lettura e, in caso di ulteriore disaccordo, sarà convocato un comitato di conciliazione che avrà sei settimane di tempo per raggiungere un’intesa.

La direttiva sulla brevettabilità delle invenzioni attuate per mezzo di elaboratori elettronici è stata presentata dalla Commissione europea per mettere ordine nella legislazione brevettuale continentale, basata sulla Convenzione europea sui brevetti di Monaco del 1973, che considera il software un’opera dell’ingegno e in quanto tale ne esclude la brevettabilità. La convenzione è tutt’ora in vigore, ma a partire dagli anni Novanta l’Ufficio Brevetti Europei ha cominciato a rilasciare brevetti software adeguandosi al suo ufficio omologo negli Stati Uniti.

La proposta originaria della commissione, di fatto, legalizzava questa pratica. Con gli emendamenti approvati lo scorso settembre, invece, il Pe ha accolto le obiezioni mosse nei mesi scorsi alla proposta di direttiva da parte di programmatori, accademici e gruppi politici vicini alla comunità open source, secondo i quali la brevettabilità del software non incoraggia l’innovazione, ma mette a rischio la libertà di creazione dei programmi e la sopravvivenza di sviluppatori indipendenti e piccole e medie imprese informatiche.
Il provvedimento licenziato dal Pe ha scontentato proprio le grandi aziende Ict europee, e protagoniste negli ultimi mesi di una forte azione di lobbying a Bruxelles, culminata con la controproposta alla direttiva formulata dall’Irlanda, presidente di turno dell’Ue.

Nelle scorse settimane numerose voci si sono sollevate contro tale prospettiva. Una petizione al Pe proposta dai Radicali è stata sottoscritta da 250mila cittadini europei. In Italia la mobilitazione ha portato migliaia di semplici cittadini, professori universitari, programmatori e rappresentanti di piccole e medie imprese a esprimersi contro la direttiva, protesta cui ha aderito uno schieramento politico trasversale. Lo testimoniano, in particolare, le lettere indirizzate al ministro per l’Innovazione e le Tecnologie Lucio Stanca da Marco Cappato, deputato europeo della lista Bonino, e dal senatore dei Verdi Fiorello Cortiana, in cui si chiedeva al governo italiano l’impegno a bloccare l’approvazione della controproposta irlandese.
In una lettera indirizzata Buttiglione, Marzano e Moratti, Stanca ha segnalato la necessità che la proposta di direttiva sia affrontata “evitando decisioni affrettate e avviando invece iniziative comuni per approfondire ulteriormente la materia”.

Ma evidentemente gli sforzi del governo italiano, che si è astenuto, non sono stati sufficienti. È deluso dal risultato il ministro Stanca, che in un comunicato parla di “una direttiva contraria agli interessi tipici italiani e delle piccole e medie imprese del settore informatico”. “In generale”, aggiunge il ministro nella nota, “crediamo che più si consente il ricorso al brevetto nel software e più si limita il suo sviluppo”.

Commenti   (Inserisci un commento)

Ancora nessun commento.

Effettua il login