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Falena” e “Sound Box”, installazioni audiovisive che chiacchierano con il pubblico

Scritto da Claudio Gervasoni

Peam 2004 Chi ha una certa dimestichezza con i vernissage di mostre d’arte saprà bene che una delle attività preferite dal pubblico è, spesso, quella di chiacchierare tra di loro. L’effetto è quello di un brusio di fondo che ormai è diventato parte integrante della fruizione delle opere d’arte. E quelle elettroniche non sfuggono di certo a questa abitudine.

Fantasie digitali
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Da questa riflessione nasce l’idea del “Sound Box”, l’installazione sonora del tedesco Achim Wollscheid che ha l’intenzione di permettere anche alle opere esposte di prendere parte alla comunicazione generale. Il “Sound Box” è una piccola cassa di legno dotata di microfono e diffusore per registrare i suoni dell’ambiente e trasformarli in tempo reale in strutture sonore ritrasmesse nell’ambiente.

Un’altra installazione è “Falena”, dell’italiana Marita Cosma, che attraverso un microfono seminascosto capta i suoni dall’ambiente, li processa con un software e li ripropone a intervalli casuali nelle strutture sonore di mou, lips! (alias Andrea Gabriele).

“Falena” (il nome deriva dalla farfalla che nell’agosto del 1945 morì nel calcolatore Mark II intrappolata tra cavi e valvole passando alla storia come primo caso di bug rilevato) è un igloo all’interno del quale, su un microschermo che splende di luce riflessa, è proiettata l’immagine di una farfalla con i toni del verde acido ricorrenti nei video digitali. L’eco dei suoni riprocessati e l’immagine analogica da contemplare creano un equilibrio di suggestioni tra luci, colori, materiali, suoni, emozioni ed interpretazioni.

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